Tunisia / Terrorismo

Dopo l’inserimento nella lista nera europea dei paradisi fiscali – dalla quale il paese è uscito alla fine di gennaio -, nei giorni scorsi l’Europa ha inferto un altro duro colpo all’immagine della Tunisia. Il 7 febbraio scorso, infatti, il parlamento europeo ha aggiunto il paese alla sua black list dei paesi “altamente esposti al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo”.

La decisione è stata presa in seguito alle segnalazioni del Financial Action Task Force on Money Laundering (FATF), organismo intergovernativo contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Il FATF classifica la Tunisia come paese ad alto rischio e non cooperativo, insieme ad Afghanistan, Iraq, Siria o Yemen. Sotto accusa, in particolare, è la mancanza di trasparenza che colpisce le finanze pubbliche tunisine. Gli economisti ritengono che la diplomazia tunisina sia in ritardo e che i politici abbiano fatto ben poco per combattere il riciclaggio di denaro sporco.

La decisione di Bruxelles, descritta come “dura e ingiusta”, ha lasciato il paese nordafricano sotto shock e secondo molti osservatori avrà ripercussioni immediate sulla stagnante economia locale. La prima di queste è proposta di licenziamento del governatore della Banca centrale, Chedli Ayari, fatta dal primo ministro Youssef Chahed, e che ieri il presidente Beji Caid Essebsi ha accettato di sottoporre al vaglio del parlamento. Il suo posto sarà ricoperto da Marouane Abassi, un alto dirigente della Banca Mondiale.

Alla luce di questo appare poco chiara la posizione della Francia, il cui presidente Macron solo una settimana fa, durante una visita nel paese, ribadiva il suo sostegno e l’impegno a mobilitare immediatamente 50 milioni di euro per i giovani imprenditori, prolungando gli accordi per gli aiuti allo sviluppo stipulati dal suo predecessore (che prevedevano 1,2 miliardi di euro per gli anni 2016/2020), aggiungendo un budget di 500 milioni di euro per il biennio 2020/2022. (Rfi / Agenzia Anadolu)