Economia / Accordo Tfta
Ieri 26 nazioni del continente africano, appartenenti a tre diverse regioni economiche, hanno firmato in Egitto un accordo che prevede la creazione di una grande regione di libero scambio commerciale. L’obiettivo è abbattere le barriere doganali interne che frenano lo sviluppo. Una grande opportunità, che però non risolverà da sola il problemi della crescita diseguale.

Ieri in riva al Mar Rosso l’economia del continente africano ha forse fatto un passo in avanti. Ventisei paesi dell’Africa orientale hanno firmato a Sharm El Sheikh (celebre località turistica dell’Egitto), un trattato attraverso il quale è stata varata quella che viene denominata Zona tripartita di libero scambio (Tfta). Alla cerimonia per la firma del documento hanno partecipato tra gli altri il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, il primo ministro dell’Etiopia Hailemariam Desalegn, il vice-presidente della Tanzania Mohammed Gharib Bilal e il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim.

Un risultato che rappresenta la conclusione di un vertice di tre giorni, nel corso del quale ministri e delegati dei vari paesi hanno affrontato una serie di incontri di confronto e trattative con l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli costituiti da frontiere, dazi doganali e complessa burocrazia.  Il tutto per finalizzare un testo che crea una vasta zona libero scambio commerciale che ingloberà quasi tutta la metà orientale del continente. Si tratta di una tappa ulteriore sul lungo cammino verso l’integrazione economica dei 54 paesi che compongono l’Africa e che viaggiano a livelli di sviluppo molto diversi.
Ci sono voluti cinque anni di negoziati per arrivare alla creazione della “Zona tripartita”, una regione economica che si snoderà da Città del Capo (Sudafrica) fino al Cairo (Egitto). Un sogno dal punto di vista economico e di sviluppo.
L’accezione tripartitica nasce dal fatto che il documento firmato, il Trattato di libero scambio tripartito (Tfta nell’acronimo inglese), è il risultato del raggruppamento di tre regioni economiche distinte: il Mercato comune dell’Africa orientale e meridionale (Comesa), la Comunità dell’Africa orientale (Eac) e la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc).
Per dare un idea dell’importanza di tale unione, basti pensare che i 26 paesi che comporranno il Tfta insieme riuniscono 625 milioni di abitanti e valgono in termini di Prodotto interno lordo (Pil) oltre mille miliardi di dollari.
Il piano verrà presentato ufficialmente questo fine settimana al vertice dell’Unione Africana in programma in Sudafrica e prima di entrare in vigore dovrà essere approvato dai parlamenti di ognuna delle 26 nazioni aderenti.

Obiettivi del Tfta
Il trattato di libero scambio è un progetto ambizioso dim cui si parla dai tempi della decolonizzazione e prevede innanzitutto la creazione di tariffe doganali preferenziali e l’eliminazione di barriere non tariffarie, essendo il protezionismo praticato da diversi paesi uno dei freni alla circolazione dei prodotti. Il testo dovrebbe così armonizzare le politiche commerciali.
L’obiettivo comune è ovviamente quello di favorire una crescita del commercio tra i paesi africani che oggi vale appena il 12% delle loro esportazioni (circa 60 miliardi di dollari) a fronte di un dato asiatico del 50% ed europeo del 70%.
Altro importante obiettivo sarà quello di tentare di porre un fine alle difficoltà burocratiche tipiche dell’Africa che, causando lentezze esasperanti alle frontiere, finiscono con l’aumentare i costi del commercio. Lo si farà attraverso la semplificazione di procedure e regolamenti.
I paesi firmatari dell’accordo scommettono su una crescita tra il 20 e il 30% degli scambi commerciali tra paesi di quest’area. Va detto però che il successo dell’idea del Tfta dipenderà anche da quello del Nepad, il Nuovo partenariato per lo sviluppo dell’Africa. Un altro accordo che prevede in particolare la costruzione di strade, ferrovie e altre vie di comunicazione per favorire il commercio intra-continentale.
I mezzi economici non mancano dato che la regione comprenderà due fra le economie più sviluppate del continente, quella egiziana e quella sudafricana, (non la Nigeria, prima economia d’Africa) e alcune tra le più vivaci come l’economia etiopica, quella del Kenya o del Rwanda. 

 

Speranze di Addis Abeba
Tra i paesi maggiormente beneficiari del trattato c’è l’Etiopia che spera di approfittare di questo accordo per diventare esportatore di zucchero e prodotti tessili. Grazie a massicci investimenti, Addis Abeba ha avuto una crescita molto forte in questi ultimi 5 anni, ma vorrebbe fare di più. Proprio ieri, nel presentare al Parlamento il bilancio, Sufian Ahmed, ministro delle Finanze e dello Sviluppo economico, ha annunciato che l’economia del paese crescerà dell’11,4% quest’anno (Fonte: New Business Ethiopia). Eppure gli uomini d’affari sono unanimi nel lamentarsi delle difficoltà a esportare e importare da questo ex paese comunista, molto protezionista. Alcuni economisti dubitano però che il trattato di ieri basterà a vincere le reticenze del regime ad aprire l’economia nazionale.

“Enclavé” Rwanda, rilancio Sudafrica
a foto sopra Anche in Rwanda, si conta molto sulla «Zona tripartita», in particolare per favorire l’uscita del paese dall’isolamento, come ha affermato Benjamin Gasamaguera, presidente della Federazione del settore privato rwandese (Rpsf), alla Rfi. «L’integrazione regionale è la soluzione per un paese come il Rwanda. Siamo un paese geograficamente enclavé (senza sbocco al mare); il fatto dunque di far parte di un insieme più vasto, è un beneficio molto grande».
Altro pezzo grosso economico da integrare in questo nuova regione è il Sudafrica, dove il progetto suscita speranze e ambizioni, anche perché sul paese incombe la minaccia di recessione (di recente la sua crescita è rallentata e la Nigeria lo ha superato in testa alla classifica delle economie africane). Per Pretoria il mercato africano è sinonimo di opportunità economiche sempre maggiori per trovare il rilancio, infatti le sue compagnie sono leader negli investimenti in Africa. Lo sostiene anche l’economista sudafricano Kevin Lings dicendo che «siccome molti paesi africani sono in piena crescita e per pretoria è diventato più facile fare scambi commerciali con loro».

Ostacoli e crescita diseguale
Gli scogli per realizzare questo “sogno economico” non mancano. Prima di tutto le infrastrutture dei trasporti, autostradali, ferroviari e aerei ancora insufficienti nonostante i massicci investimenti effettuati per lo più dalla Cina. Secondo poi le nazioni firmatarie non possiedono industrie locali (oltre l’80% della loro forza lavoro è impegnata nel settore primario o nel settore informale) e ciò limita le possibilità di importazione ed esportazione.
Il Tfta potrebbe dunque rappresentare un volano di sviluppo per l’intero continente. Non che la crescita manchi secondo i rilevamenti economici. Il 26 maggio la Banca africana di sviluppo (Afdb) ha pubblicato il suo autorevole rapporto African Economic Outlook 2015 (Aeo).
Secondo le stime il prodotto interno lordo africano dovrebbe aumentare del 4,5 % nel 2015 e del 5% nel 2016, avvicinandosi agli attuali tassi di crescita asiatici. Attenzione ai dati macroeconomici però. La crescita africana è diseguale. I risultati positivi, infatti, non sono distribuiti in maniera uniforme sia a livello regionale che nazionale, lo dice anche l’Afdb. Mentre per alcune fasce della popolazione lo sviluppo si intravede, altre, ben più numerose, restano indietro soprattutto per ciò che riguarda le condizioni di vita ancora a livelli di povertà.
Nel 2050, poi, secondo l’Aeo, il miliardo di abitanti del continente sarà già raddoppiato e milioni di giovani entreranno in età lavorativa. Se il continente non si farà trovare pronto, attuando una politica economica più inclusiva e creando posti di lavoro, perderà innanzitutto l’occasione di crescita offertagli dalla nuova forza lavoro e poi favorirà il tragico esodo le cui conseguenze sono sotto i nostri occhi ogni giorno nel Mediterraneo e sulle rotte migratorie.

La firma di ieri, quindi, è si un grande passo, ma non risolverà d’incanto tutti i problemi dell’Africa, per quelli ci vuole molto di più.

Nella foto sopra un momento della cerimonia di ieri per la firma Trattato di libero scambio tripartito (Tfta) a Sharm El Sheikh (Egitto). (Fonte: Reuters)

Nel testo una cartina con in evidenza le nazioni aderenti al Tfta. (Fonte: Bbc)