Da Nigrizia di luglio-agosto 2010: conferenza Onu – Documento finale
Quello adottato a New York, a fine maggio, è un compromesso al ribasso sul riesame del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari. Un piccolo passo avanti. Quello africano è stato un ruolo chiave, con il Sudafrica in testa, che ha deciso di tagliare i finanziamenti per un reattore nucleare sperimentale.

Venerdì 28 maggio 2010: nella sala dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, la Conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (Tnp) ha adottato il suo documento finale. Dopo 4 settimane (e quasi 4 anni di preparativi), la conferenza è riuscita a raggiungere un accordo, che non è un passo indietro, ma non è neppure quel minimo comune denominatore utile ai governi per annunciare un successo e salvare la faccia. Insomma: non c’è stato un significativo passo verso un mondo libero da armi nucleari. Anzi. L’accordo trovato prevede ben pochi passi concreti. La sua adozione nasconde l’opposizione a qualsiasi serio impegno per il disarmo da parte degli stati che si basano sulle armi nucleari e la riluttanza, da parte alcuni stati liberi da armi nucleari ma che possiedono tecnologia nucleare, ad adottare ulteriori obblighi e restrizioni per la non proliferazione nucleare. E tutto questo, in un contesto di sicurezza internazionale che vede crescere le minacce atomiche.

 

Il documento finale è composto di due parti: la sezione che guarda al futuro, politicamente e legalmente vincolante (contiene i principi e gli obiettivi); la sezione dedicata al riesame degli ultimi anni. La prima comprende quattro sezioni: disarmo nucleare, non proliferazione nucleare, usi pacifici dell’energia nucleare, e Medio Oriente, in particolare la Risoluzione del 1995, parte integrante del rinnovo del Trattato.

 

Due i punti di rilievo della Conferenza: l’incarico dato al segretario generale dell’Onu di convocare nel 2012 una conferenza, con la partecipazione di tutti gli stati (Israele incluso), per stabilire una zona libera da armi nucleari e da tutte le armi di distruzione di massa in Medio Oriente; il riconoscimento di una proposta in cinque punti per il disarmo nucleare del segretario generale, che include la Convenzione sulle armi nucleari (Can).

 

Questa conferenza non segna la fine del processo per bloccare la diffusione, prevenire l’uso ed eliminare le armi nucleari. Piuttosto è stata un passo avanti (piccolo), che consente di mantenere il momento positivo. Solo il futuro ci permetterà di valutare l’accordo raggiunto. Studiandolo con più attenzione, esso rivela, fin d’ora, un regime incapace di affrontare la realtà. Le armi nucleari oggi sono inutili da un punto di vista militare, e inutilizzabili contro il terrorismo, i cambiamenti climatici, la povertà e la fame. Svizzera e Norvegia hanno posto l’attenzione sul diritto umanitario internazionale come nuova prospettiva del dibattito.

 

Anche l’aspetto economico non è secondario. Nel momento in cui chiedono una stretta contro la proliferazione nucleare, tutti gli stati dotati di armi nucleari stanno spendendo oltre 180 miliardi di dollari per mantenere nei prossimi decenni le armi atomiche, i sistemi di lancio e i complessi militari-industriali. È questa una seria e corretta politica finanziaria nel mezzo di una crisi economica globale?

 

 

Conferenza “africanizzata”

Il beneficio della conferenza non è necessariamente l’adozione di un documento finale. Sebbene il riferimento alla convenzione sulle armi nucleari sia un debole residuo delle proposte iniziali, esso serve a due importanti scopi: inserisce nel dibattito ufficiale il concetto di “inclusivi negoziati multilaterali sull’abolizione delle armi nucleari” e rimuove la spesso ripetuta “scusa” dei governi che non possono partecipare a tali negoziati per non delegittimare il Tnp. Inoltre, è ora chiaro che questo obiettivo non è prematuro, considerato il vasto supporto ricevuto, anche con una posizione di leadership dell’Africa.

 

Tra gli stati africani, si sono distinti Egitto, Kenya, Tunisia e Senegal per il supporto alla Can, e la delegazione della Nigeria per i proverbi che hanno “africanizzato” il dibattito e calmato gli animi, portando il sorriso e l’ottimismo del continente. Molto interessanti, anche se interlocutorie, in attesa dell’incontro africano a fine 2010, sono state le discussioni relative all’Africa e al Trattato di Pelindaba, nonché alla Commissione africana sull’energia nucleare (Afcone) e ai suoi compiti e poteri.

 

Un segnale importante arriva dal bilancio 2010 del governo del Sudafrica, che ha deciso di tagliare i finanziamenti per un reattore nucleare sperimentale. La società Pbmr aveva già divorato 8,67 miliardi di rand (circa 920 milioni di euro), accumulando un ritardo di 17 anni. Pretoria s’è rifiutata d’investire altri 23 miliardi di rand. La Tanzania ha dichiarato che le armi nucleari dovrebbero essere «consegnate al secchio della spazzatura della storia» e che l’esperienza del Sudafrica dovrebbe essere usata per dimostrare che è possibile liberarsi dalle armi nucleari.

 

L’ambasciatore cileno, Alfredo Labbè, ha sottolineato il positivo ruolo e reso omaggio ai contributi della società civile. Tra gli invitati (la lista dei partecipanti era di 29 pagine), anche istituti di ricerca, esperti e scienziati, movimenti pacifisti, organizzazioni ambientaliste, per i diritti umani e delle popolazioni indigene. Grande attenzione è stata data alla connessione tra nucleare e crisi climatica, soprattutto rispetto ai danni provocati dalle miniere di uranio.

 

Per l’Italia, le iniziative al senato e alla camera nel 2009 e 2010 rappresentano un promettente inizio. Il gruppo di coordinamento delle ong ha lavorato documentando i danni e i pericoli dell’energia nucleare nel campo della salute, dell’ambiente e della proliferazione militare. È stato evidenziato come l’unico diritto inalienabile è quello a fonti di energia pulite, affidabili, sicure e sostenibili.

 

Il 5 giugno è stata celebrata la Giornata internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, che ha registrato iniziative in Italia, in Africa e nel resto del mondo.

 

Ovviamente non è necessario attendere la prossima conferenza del Tnp, né fare affidamento solo al Tnp per eliminare e proibire le armi nucleari. L’ambasciatore egiziano Abdelaziz ha dichiarato: «Il documento finale approvato rappresenta, dal nostro punto di vista, una base per un accordo: l’obiettivo è di avere il prima possibile un mondo libero da armi nucleari, attraverso una convenzione sulle armi nucleari entro il 2025».

 

 

Dove trovare i documenti

 




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