ECONOMIA IN BIANCO E NERO – LUGLIO-AGOSTO 2014

Come va il mondo e come andrà nei prossimi mesi? Le ultime statistiche appena pubblicate dalla Banca mondiale (Bm) raccontano di una immagine in bianco e nero. Predomina il bianco – ed è una buona cosa, segno che il peggio della crisi sembra essere passato – ma ci sono infinite sfumature di grigio nella fotografia scattata dagli analisti dell’organizzazione internazionale.

La crescita economica, in particolare, non è abbastanza elevata per pensare di ridurre la povertà. I Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), che fino a qualche tempo fa guidavano la corsa del treno del pianeta, hanno rallentato. Secondo la Bm questi paesi – India e Sudafrica in primis –, sono chiamati a fare uno sforzo in investimenti e riforme interne per continuare ad andare avanti con le percentuali di crescita degli ultimi anni. Investimenti per generare sviluppo, e non solo ricchezza per pochi.

Tra i paesi del G7, la Gran Bretagna sembra avere le migliori prospettive di crescita. Paese che da tempo non punta più sull’industria manifatturiera, essendo diventata ormai una delle capitali mondiali della finanza. Per diversi paesi africani continua, sorprendentemente, il trend positivo di crescita, sopra la media mondiale. Complice il fatto che per molti di essi si parte da zero e basta davvero poco per invertire la tendenza e innescare un meccanismo positivo di spinta in avanti.

La Bm prevede una diminuzione del Pil per i Brics nel 2014 dal 5,3% al 4,8%. Se confermato, sarebbe il terzo anno di crescita consecutiva sotto il 5% per il gruppo di paesi più dinamici. Jim Yong Kim, presidente della Banca mondiale si è detto «dispiaciuto» per questo stato di cose. Il tasso di crescita di questi paesi è «troppo modesto per sperare di creare il lavoro di cui abbiamo bisogno per diminuire la percentuale dei poveri, che rappresentano ancora il 40% della popolazione in questi paesi».

Il peggioramento delle stime di crescita riflette l’impatto delle crisi in Ucraina, Libia e Iraq e le tensioni conseguenti sull’export e sui prezzi di gas e petrolio.

Ma se frenano Cina, India &c., la crescita economica sarà invece “robusta” nella gran parte dell’Africa subsahariana (con tutti i se e i ma del caso, considerando le differenti situazioni, le difficoltà e le crisi politiche in diverse aree). Il Pil della regione continuerà a crescere dopo aver archiviato nel 2013 un incremento del 4,7%, e del 3,7% nel 2012, sostenuto da investimenti pubblici nei settori dell’energia e delle infrastrutture. In molti paesi, tuttavia, è aumentato il deficit corrente proprio per i programmi di investimento pubblico, l’aumento dei salari dei dipendenti pubblici e l’aumento dei trasferimenti per l’economia, e anche in ragione di una diminuzione degli introiti legati all’export delle materie prime, in conseguenza della debolezza dei prezzi delle commodity sui mercati internazionali. Il deficit è schizzato in alto in paesi come lo Zambia, dove i salari pubblici, nel 2013, sono stati aumentati del 45%, a un livello insostenibile nel medio-lungo termine senza adeguate politiche fiscali. Nonostante la crescita, il rapporto tra deficit e Pil resta elevato e l’indebitamento dei governi aumenta. In Mozambico il debito pubblico è aumentato del 43,3% del Pil e nel piccolo Gambia, addirittura, esso è arrivato all’ 82,1% nel 2013. Il debito pubblico è cresciuto troppo anche nei paesi con un buon livello di crescita come il Senegal (45,9% del Pil) e addirittura nel Ghana dei miracoli –  che cresce a doppia cifra da diversi anni –  il debito è arrivato al 60,1% del Pil, fino alla piccola Capo Verde (debito al 95% del Pil) nonostante i ricavi dell’industria turistica. Secondo la Bm, nei prossimi anni saranno necessarie delle politiche fiscali più incisive per rendere sostenibile l’indebitamento. Ampi margini di miglioramento d’altronde ci sono nelle modalità con cui viene effettuata la spesa pubblica e nella lotta alla corruzione. Ma, come ahimé insegnano le cronache nostrane dei casi Expo e Mose, l’Africa non è molto lontana dall’Italia.

 

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Le ultime statistiche della Banca mondiale confermano come l’area subsahariana incrementi il proprio Pil. In alcuni paesi, tuttavia, è schizzato in alto il debito pubblico, anche a causa della diminuzione degli introiti legati all’export delle materie prime.

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