Ambiente / Rapporto Unep
Il crimine ambientale è l'attività più lucrativa al mondo, dopo il traffico di droga, la contraffazione e la tratta di esseri umani. Un giro d'affari che si aggira tra i 91 e i 258 miliardi di dollari, il 26% in più rispetto al 2014. Lo rivela un una ricerca condotta da Onu e Interpol. Le ricchezze del continente africano tra le più depredate.

Il crimine organizzato sta saccheggiando con sempre più voracità, le risorse naturali e ambientali del pianeta. Legislazioni deboli e scarsità di finanziamenti alle forze di sicurezza, agevolano l’attività predatoria delle reti criminali internazionali, alimentando conflitti, devastando ecosistemi, mettendo seriamente a rischio specie già minacciate d’estinzione, ma anche le economie di molte regioni. Il continente africano con le sue ricchezze ne è la principale vittima.
A fare il punto della situazione globale è il rapporto “The Rise of Environmental Crime” (La crescita del crimine ambientale), pubblicato il 4 giugno, alla vigilia della Giornata mondiale per l’ambiente, dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) insieme all’Interpol.

In termini strettamente economici, il valore complessivo dei reati ambientali registra un incremento costante e si aggira, oggi, tra i 91 e i 258 miliardi di dollari, il 26% in più rispetto ai 70-213 miliardi stimati nel 2014. Si tratta dell’attività illegale più lucrativa al mondo, dopo il traffico di droga, la contraffazione e la tratta di esseri umani.
“Le ingenti somme di denaro generate da questi crimini, mantengono sofisticati gruppi criminali internazionali nel mondo degli affari” scrive il direttore esecutivo di Unep, Achim Steiner, evidenziando la straordinaria capacità di queste organizzazioni di diversificare gli investimenti e spostarli su nuovi prodotti.
Oggetto dei commerci illeciti sono in prevalenza zanne di elefanti, corna di rinoceronti e parti di altri animali selvatici, ma anche legname, piante medicinali, minerali, fauna ittica, carbone, rifiuti pericolosi e crediti di carbonio.

Affari in crescita
I dati riportati sono impressionanti. Il business illegale, nell’ultimo decenno, registra una crescita annua del 6-7% (più del doppio del prodotto interno lordo mondiale). Nello stesso arco di tempo è stato annientato oltre un quarto della popolazione globale di elefanti, con una media di 3.000 pachidermi uccisi ogni anno solo in Tanzania. Elefanti e rinoceronti (tra le specie selvatiche più vulnerabili del mondo), vengono uccisi con un tasso che è cresciuto di oltre il 25% ogni anno, negli ultimi dieci anni.
Il valore di crimini forestali, compresi i reati societari e il disboscamento illegale, è stimato tra i 50 e i 152 miliardi di dollari all’anno. Il traffico di rifiuti tossici e radioattivi si aggira, invece, attorno ai 410 miliardi all’anno.

Dove finiscono gli introiti?
L’enorme giro di denaro, viene in parte investito per finaziare gruppi ribelli, reti terroristiche o cartelli criminali internazionali e in parte “ripulito” attraverso investimenti in attività legali. In questo settore, il rapporto evidenzia l’aumento di quelli che definisce “crimini ambientali dei colletti bianchi”, ovvero “l’uso di migliaia di società di comodo con sede in paradisi fiscali, per coprire riciclo di denaro sporco, reati finanziari, evasione fiscale, doppi conteggi, ma anche crimini informatici come attività di hackeraggio, furti d’identità e di dati personali, oltre che per il recupero fraudolento di crediti di carbonio”. 

Crimini in Africa
A pagare il prezzo più alto in termini di impoverimento ambientale ed economico, sono la regione amazzonica e l’Africa sub-sahariana. Se da un lato l’Angola ha, di recente, aderito al Cites, il trattato multilaterale per la lotta al traffico di specie protette, dall’altro le reti criminali attive nell’est della Repubblica democratica del Congo, hanno investito il 2% circa dei proventi illeciti, per finanziare 49 gruppi diversi che controllano le miniere di coltran e oro. Una perdita gigantesca per l’economia della regione, se si pensa che stime delle Nazioni Unite valutano i ricavi annuali tra i 722 e gli 862 miliardi di dollari all’anno.

Per contrastare in modo efficace questa sofisticata e ramificata attività a livello globale – fa notare il rapporto – occorre rafforzare leggi e sanzioni nazionali e internazionali, mettere in atto azioni mirate all’eliminazione dei paradisi fiscali, aumentare il sostegno economico e tecnologico alle strutture territoriali di sorveglianza e rafforzare l’interazione tra i governi e le organizzazioni che lottano contro i crimini ambientali. Altrettanto importante è la mobilitazione sociale, per la quale Unep ha lanciato la Campagna “Wild for Life”.