Economia in bianco&nero – maggio 2013

L’economia gira rispetto a dieci anni fa, nonostante la crisi. I porti africani aumentano i volumi del traffico merci, grazie allo sviluppo di import-export. E il trasporto aereo cresce a ritmi vertiginosi grazie ai consumi della nuova classe media. Tanto sulla costa orientale che sulla costa occidentale, gran parte dei porti e dei poli logistici delle città costiere africane sono in piena espansione. Anche i porti più piccoli stanno registrando dei tassi di crescita di tutto rispetto.

Il record è dell’Angola: il traffico merci nel porto di Lobito, con i suoi 2,7 milioni di tonnellate movimentati, è aumentato del 107% in un solo anno, più che raddoppiato.

A Nord, il Marocco, che ha lanciato un ambizioso piano di investimenti portuali a Tangeri, Casablanca ed el-Jalid, ha visto il traffico di questi tre terminal aumentare del 20%. Per numero di container movimentati, il porto di Tangeri si piazza ormai terzo, in termini assoluti, in tutto il continente, dietro Port Said, in Egitto, (3,8 milioni di container). Al primo posto tra gli scali che movimentano le merci su navi e container c’è il porto di Durban in Sudafrica (2,7 milioni di container in un anno).

In termini assoluti, tuttavia, i porti che hanno i maggiori volumi di traffico merci sono quelli sudafricani e quelli nigeriani: Richards Bay, in Sudafrica, con 89,2 milioni di tonnellate; i porti della Nigeria che muovono, messi tutti insieme, 82,7 milioni di tonnellate l’anno e gli altri due scali sudafricani – già citati – di Durban (89,2 milioni tonnellate +5,5%) e di Saldanha bay (59,6 milioni di tonnellate).

Quelli che corrono di più però sono quelli di Angola e Mozambico, Algeria e Ghana. In termini di crescita da un anno all’altro, oltre al già ricordato porto angolano di Lobito, ha fatto registrare un aumento del 35,7% l’insieme dei porti del Mozambico. In Algeria spicca il porto di Skikda (26,6 milioni di tonnellate, +27%). E in Ghana il terminal di Tema (+ 24%). Più contenuto l’incremento del porto di Mombasa, in Kenya (19,9 milioni di tonnellate, + 5,4%).

Anche il traffico aereo risente della primavera dell’economia africana. Fino a pochi anni fa per volare da Addis Abeba a N’Djamena bisognava fare scalo a Parigi. Oggi tra molte delle città più vivaci per lo sviluppo – Lagos, Dakar, Luanda, Accra, Kinshasa – ci sono voli diretti. L’aumento dei voli aerei sta facendo nascere nuovi vettori. E la concorrenza, anche se per ora molto lentamente, nel prossimo futuro farà diminuire i prezzi dei voli che sono ancora cari rispetto a quanto non accade in Occidente con la grande diffusione delle linee low cost.

Ethiopian Airways e Kenya Airways, rispettivamente compagnia di bandiera etiopica e kenyana, sono le più forti nel traffico interno del continente. Oltre a loro è presente, come terzo competitor sui voli interni, South African Airways, la compagnia sudafricana.

Il fatto nuovo sono le compagnie low cost. Ce ne sono due africane a basso prezzo, in Sudafrica e in Kenya. Ma la notizia più importante è l’ingresso dei giganti del low cost in Africa: Easyjet ha in programma a breve di aprire delle rotte africane, allargando le sue destinazioni intercontinentali dall’Europa, che resta il suo core business.  Fino ad oggi il bello e cattivo tempo per volare in Africa è stato fatto dalle compagnie non africane come AirFrance-Klm, British Airways ed Emirates che gestiscono ancora circa il 70% dei voli verso l’Africa.

Un grosso problema che frena lo sviluppo delle compagnie aerei africane è la sicurezza, assieme alla corruzione che le rende poco efficienti ed affidabili. Alcune compagnie, come quelle della Repubblica democratica del Congo, hanno ancora il poco ragguardevole primato mondiale per numero di incidenti aerei. L’incertezza politica ed economica in cui versa il paese di certo non aiuta. Gli operatori del settore dei trasporti, però, sono ottimisti e sentono il vento che arriva dalla crescita economica. L’aumento della concorrenza avrà come effetto il calo dei prezzi per chi vola. Sia per chi in Africa ci vive. Sia per chi, come noi, vorrebbe tornarci più spesso.

 

 Giornalista Il Sole 24 Ore