Migrazioni / Studio Fao
In Africa subsahariana, la maggior parte dei migranti si sposta all’interno dei confini nazionali o nei paesi limitrofi, generando un flusso che è almeno sei volte superiore a quello di chi emigra verso l’Europa. Sono giovani e provengono da famiglie di agricoltori. Le cause: spinta demografica, mancanza di lavoro, cambiamenti climatici che penalizzano la produzione agricola.

Negli ultimi anni, il fenomeno della migrazione rurale in Africa è diventato sempre più pressante. Due la cause maggiori: il cambiamento climatico e la crescita della popolazione. Per agevolare la comprensione del complesso argomento e delineare il ruolo svolto dalle aree rurali della macroregione subsahariana nel determinare i flussi migratori, la Fao (l’organizzazione Onu per l’alimentazione e l’agricoltura) ha realizzato l’atlante “L’Africa rurale in movimento. Dinamiche e fattori chiave della migrazione a sud del Sahara”.

Lo studio si è avvalso della collaborazione del Centro di ricerca agricolo per lo sviluppo Internazionale di Parigi (Cirad) e del sostegno tecnico del Centre for the Study of Governance Innovation (GovInn) di Pretoria. Con l’ausilio di 12 mappe, esamina le dinamiche e le prospettive della migrazione regionale avvalendosi del contributo di venti autori appartenenti a vari istituti di ricerca universitari, organizzazioni internazionali e centri studi specializzati sull’argomento.

Il rapporto evidenzia le differenze sostanziali tra i movimenti migratori che approdano in Nordafrica e quelli che avvengono in Africa subsahariana. Mentre nel primo caso la grande maggioranza dei migranti ha l’obiettivo di raggiungere l’Europa, nel secondo le tendenza principale è di spostarsi nei paesi vicini o all’interno del proprio paese.

Viene anche sottolineato che la migrazione verso l’Europa è costantemente sotto i riflettori dei media e perciò genera discussioni e tensioni. Mentre è un dato di fatto che gran parte dei migranti si muove all’interno del continente, senza che ciò generi un dibattito…

L’atlante indica che in termini relativi, negli ultimi venti anni, i tassi di migrazione in Africa sono rimasti stabili intorno al 2%. Tuttavia, la transizione demografica ha prodotto una crescita senza precedenti della popolazione, che in un’area prevalentemente rurale ha causato una massiccia espansione della forza lavoro: si stima che nei prossimi quindici anni circa 220 milioni di giovani entreranno nell’età lavorativa. Già nel 2015, tale espansione delle forza-lavoro e la difficoltà di trovare occupazione ha determinato un flusso di 16 milioni di migranti intra-africani.

Dunque l’Africa subsahariana è in movimento, ma principalmente all’interno del continente. Nello specifico, l’Africa occidentale e orientale sono le regioni più “dinamiche” con rispettivamente circa 5,7 milioni e 3,6 milioni di migranti intra-regionali nel 2015.

Fragilità

I dati fotografano anche gli spostamenti all’interno dei singoli paesi, rilevando che la metà dei migranti del Kenya e del Senegal si muovono all’interno delle frontiere nazionali, mentre in Nigeria e in Uganda, la migrazione interna è pari all’80%. Dati che avvalorano le stime globali, che indicano come il numero di persone che si spostano all´interno dei loro paesi sia sei volte superiore a quello degli emigranti.

La prima delle tre sezioni in cui è diviso il rapporto fornisce un profilo standard di chi sono e da dove provengono i migranti rurali. Sono per lo più giovani e la maggioranza viene da famiglie agricole. Circa il 60% sono in età compresa tra i 15 ei 34 anni e in gran parte sono uomini; tuttavia in alcuni paesi come il Mozambico, la Repubblica democratica del Congo e il Burkina, le donne costituiscono la maggioranza di coloro che migrano. Il tasso di scolarizzazione è più basso rispetto a quello dei migranti urbani, tuttavia molti dei migranti rurali tendono ad approfondire il loro livello di istruzione rispetto a chi decide di non emigrare.

La seconda sezione esamina i driver della migrazione rurale con un focus sulle dinamiche regionali del fenomeno in Africa occidentale, Zambia, Senegal, Sudafrica e Madagascar.

La terza sezione evidenzia la complessità della migrazione rurale e le interconnessioni fra i fattori chiave che la determinano, come il cambiamento climatico al quale l’Africa subsahariana è particolarmente vulnerabile. Una fragilità che trae origine dal fatto che la quasi totalità della produzione agricola è alimentata dalla pioggia, cui va aggiunta una limitata capacità economica e istituzionale di adattarsi agli impatti climatici.

Al riguardo, le stime degli studiosi indicano che negli anni a venire le regioni tropicali sperimenteranno la perdita di grano e di mais come conseguenza anche di piccole variazioni di temperatura. Le perdite produttive per i cereali principali si stimano intorno al 20% entro il 2050, se non verranno prese misure per attenuare gli effetti del climate change.

E riflettendo sul legame tra cambiamento climatico e migrazioni rurali, lo studio ricorda che sebbene le componenti ambientali possono influenzare la migrazione, la decisione di migrare è ancora in gran parte determinata da fattori sociali, economici e politici.