Due i lungometraggi a concorso
La 63esima edizione del Festival di Cannes rende onore al cinema africano, includendo nella sezione ufficiale Lungometraggi il regista ciadiano Mahamat Saleh Haroun e il franco-algerino Rachid Bouchareb, mentre nella sezione “Un certain regard”, compare il sudafricano Olivier Schmitz.

Era da ben 13 anni che nessun film africano arrivava a contendersi La Palma d’Oro a Cannes. Bisogna tornare al 1997, per trovare nuovamente l’Africa sulla Croisette, con Kini&Adams del brukinabé Idrissa Ouedraogo. Il 1975 è stato l’anno, invece, di Chronique des années de braise dell’algerino Lakhdar Amina, vincitore del festival come miglior film.

 

In questa 63esima edizione, sono due i lungometraggi africani a concorso. Il primo è stato presentato in anteprima mondiale domenica sera a Cannes. Si tratta del ciadiano Un homme qui crie di Mahamat-Saleh Haroun. Ad ispirare il regista, per la scelta del suo titolo, è stata la citazione del poeta Aimé Césaire che in  “Cahier d’un retour au pays natal” scriveva  «Un homme qui crie n’est pas un ours qui danse» (un uomo che grida non è un orso che balla), per denunciare lo stato di indifferenza con cui si osservava lo spettacolo dell’uomo africano che con il suo grido squarciava il silenzio. 

 

Il film di Haroun racconta in modo esemplare il dramma intimo di un uomo nel confronto/scontro con il figlio e la guerra civile che dilania il Ciad, iniziata a partire dall’indipendenza, negli anni ’60.

 

Sulla scia dei suoi film precedenti (Bye Bye Africa nel 1999, Abouna nel 2002, Daratt, saison sèche nel 2006), Mahamat-Saleh Haroun mette in scena il tema del rapporto conflittuale con la figura paterna e della stessa guerra civile, che si staglia quotidianamente come panorama di riferimento nella vita dei suoi connazionali.

 

Il prossimo film da proiettare in competizione è Hors la loi di Rachid Bouchareb, che in Francia ha già fatto parlare di sé a causa del difficile tema affrontato, ovvero il rapporto tra Parigi e le sue colonie, e la riscrittura delle pagine della storia francese da un diverso punto di vista. Si parla, infatti, del massacro di Sétif nel 1945 da parte dell’esercito francese.

Resta tutto da scoprire, sperando che entrambi i titoli possano essere ricordati anche per i premi portati a casa.

 

(L’intervista a Vanessa Lanari è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)