LE PRIME CREPE NELLE TERRE SOTTRATTE – DOSSIER DICEMBRE 2018

Almeno 320 i progetti ancora attivi in Africa, nonostante i fallimenti e i ridimensionamenti. Intraprendenti le società di Bollorè. Il caso dell’italiana Tozzi Green spa in Madagascar.

A far parlare negli ultimi mesi del 2018 sono soprattutto le piantagioni di palma da olio. Nel continente africano sono circa un centinaio i progetti agricoli destinati alla produzione di biocarburanti, a partire dai dati raccolti da Land Matrix. Quelli che emergono e arrivano alla ribalta delle cronache sono un’esigua minoranza.

Non tutte le forme di accaparramento generano l’opposizione della popolazione locale o suscitano l’interesse dell’informazione locale e internazionale. Una delle tecniche utilizzate dagli investitori per mantenere il controllo è creare divisioni e conflitti tra comunità e all’interno di uno stesso villaggio, tra giovani e anziani, tra pastori e agricoltori, tra chi abita nei pressi della piantagione e chi vive lontano.

Ad arrivare fino all’opinione pubblica internazionale, poi, sono i casi di land grabbing che coinvolgono direttamente società o fondi che operano anche in Europa o nel Nordamerica. È il caso di SocFin, una società posseduta al 38% dal gruppo del magnate francese Vincent Bolloré e di Feronia, società canadese che gestisce piantagioni di palma da olio in Rd Congo.

Meno nota, ma altrettanto contestata, è la piantagione di Olam, in Gabon: una società con sede a Singapore. Nel mese di novembre…

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Nella foto: lavoratori della Olam, azienda contestata

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