Terra, acqua e accesso al cibo in Africa

Land grabbing e corruzione, minore sicurezza alimentare, inquinamento e degrado ambientale, comunità locali tagliate fuori e impoverite. Sono i danni conclamati dell’agricoltura industriale che tuttavia continua a guadagnare spazio economico e politico.

Nel novembre del 2004, la Fao ha adottato le “Linee guida volontarie per supportare la progressiva realizzazione del diritto a un cibo adeguato in un contesto di sicurezza alimentare nazionale”. A dieci anni di distanza, il rapporto 2014 – Ten Years of the Right to Food Guidelines: Gains, Concerns and Struggles, pubblicato da Right to Food and Nutrition Watch Consortium, una rete di ong e organizzazioni della società civile, ci mostra una situazione sempre più critica. Le multinazionali del settore guadagnano influenza e spazio politico, decidono sempre più che cosa dobbiamo mangiare e a che prezzo, mentre le risorse naturali necessarie alla produzione del cibo vengono accaparrate in maniera sempre più rilevante da investitori dell’agrobusiness, o inquinate e rese improduttive da metodi di produzione agricola intensivi e dall’industria estrattiva.

La relazione strettissima tra diritto al cibo, accesso alle risorse – terra, acqua e sementi – conservazione dell’ambiente e cambiamenti climatici è ormai fuori discussione, così come la relazione tra sovranità, e anche sicurezza, alimentare e democratizzazione dei processi decisionali in materia di accesso e gestione delle risorse e della produzione alimentare.

Il nesso è particolarmente evidente nel fenomeno forse più monitorato e discusso degli ultimi anni, quello del land grabbing, che colpisce in modo particolare l’Africa, secondo i dati – frammentari e di difficile reperimento a testimonianza della poca trasparenza del settore – resi disponibili da numerose ricerche. Tra i più studiati, per l’imponenza del land grabbing sul loro territorio, Etiopia, Sudan e Sud Sudan, Mozambico, Mali, Gabon, Liberia, Madagascar, Sierra Leone, Senegal, Tanzania. Spesso si tratta di paesi con governi corrotti e autoritari, talvolta in preda a, o appena usciti da, lunghi conflitti. Sono in genere paesi complessivamente “vulnerabili” dove il sistema legislativo non è ancora ben sviluppato o dove non c’è certezza nell’applicazione della legge, per corruzione o abuso di potere diffuso. Nell’approccio per aggiudicarsi l’affare, spesso vengono applicati metodi che non è esagerato definire mafiosi, afferma l’ong Oxfam in un suo rapporto, così come non raramente viene usato l’inganno, se non l’intimidazione, per espropriare i piccoli produttori della loro terra. (…)

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