Polemiche e trattative
Il nuovo governo di Algeri e l’esecutivo italiano si preparano a discutere sulla Zona economica esclusiva che il paese maghrebino ha esteso nel 2018. Ma c’è chi, in Italia, vuole farne un caso.

In alcuni ambienti politici italiani si alzano i toni, si urla allo “scippo” delle acque italiane, ma non c’è motivo di allarmarsi: a breve si aprirà il tavolo delle trattative tra Italia e Algeria per la delimitazione della Zona economica esclusiva (Zee) al largo delle coste sarde e nessuno ruberà niente a nessuno, né tantomeno, come titolato da alcuni giornali, verranno mandati migranti sull’isola.

L’accordo per l’istituzione di una Zee algerina risale in realtà al 2018, così come la decisione del paese di estenderla oltre il dovuto rischiando di incontrare le acque territoriali italiane. In questi giorni però, a seguito della visita del premier Conte ad Algeri, durante la quale si è affrontato anche questo tema, il caso si è riaperto insieme al polverone sollevato dai deputati della Lega e del Centrodestra Claudio Borghi e Mauro Pili. I due politici hanno infatti riportato la questione all’attenzione dell’opinione pubblica parlando di un tentativo dell’Algeria di «annettere il mare a ovest della Sardegna e anche il famigerato triangolo di mare davanti alla Toscana». Ma questo non è possibile per una serie di ragioni.

La legge e la Zee

La Zee (Zona economica esclusiva) è un’area marittima che si estende non oltre 200 miglia al largo delle coste di un paese a partire dalla sua “linea di base”; il suo scopo è quello di permettere allo stato che la possiede di esercitare pieni diritti di sfruttamento delle risorse sulla colonna d’acqua che sovrasta il fondale marino, ma non sul fondale stesso. Quell’area rimane di libera navigazione pur necessitando di autorizzazione per esercitare la pesca.

Nel 2018, l’Algeria ha deciso di dotarsi di una Zee, ma estendendola, senza autorizzazioni, da 40 a 180 miglia arrivando a 12 miglia dalle coste sarde e rasentando così le acque di Sant’Antioco, Carloforte, Portovesme, Oristano, Bosa e Alghero.

L’Italia aveva fin da subito presentato la propria protesta sia al governo algerino (ai tempi il presidente era Bouteflika) sia alle Nazioni Unite senza ricevere risposta. Questa una delle accuse mosse dagli onorevoli Borghi e Pili, accuse che non tengono però in conto un importante fattore: le recenti proteste nel paese maghrebino e il conseguente cambio di guida al governo. In ogni caso, finché la decisione dell’Algeria non verrà ratificata dagli altri paesi coinvolti, non se ne farà nulla: nessuna acqua territoriale italiana verrà sottratta, nessun fondale sfruttato e nessun migrante mandato appositamente in Sardegna.

Verso una Zee italiana?

Nell’attesa delle trattative tra i due governi che si apriranno tra fine febbraio e inizio marzo, ci si chiede se non possa aver senso per l’Italia costituire una propria Zee visto che ora possiede solo una Zona di protezione ecologica contro l’inquinamento e per la tutela di flora e fauna. Di questi giorni la proposta di legge in merito della deputata M5S Iolanda Di Stasio.

Nella foto il presidente del consiglio Giuseppe Conte con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune. (Credit: governo.it)