La chiesa di Bet Giorgis (San Giorgio), una delle tante chiese scavate nelle colline rocciose di Lalibela (Credit: Bernard Gagnon / Wikipedia)

L’apoteosi del culto cristiano in Etiopia è Lalibela, che prende il nome dal sovrano vissuto a cavallo fra dodicesimo e tredicesimo secolo. All’epoca l’espansione dell’islam aveva reso difficile ai fedeli il pellegrinaggio a Gerusalemme: re Gebre Mesqel Lalibela pensò allora di dare vita a una Gerusalemme etiopica, con tanto di Golgota, sepolcro, Giordano e persino un Sinai.

Ma il sogno di re Lalibela non si tradusse semplicemente in un ambizioso complesso di chiese, in un concentrato di luoghi destinati alla devozione. Gli aspetti più impressionanti del sistema delle chiese di Lalibela, collegate da un labirinto di passaggi e camminamenti, sono il loro carattere monolitico (a parte naturalmente gli interventi di restauro compiuti ai nostri giorni) e la logica costruttiva che ha presieduto alla loro creazione.

Visivamente e tecnicamente strepitoso è l’esempio della chiesa di Bet Giorgis che più di ogni altra rappresenta Lalibela. Architettonicamente sublimazione delle forme di matrice aksumita (da Aksum, città del Tigray), Bet Giorgis si staglia con il suo tetto piatto a croce greca nella superficie di roccia in cui è stata scavata. La chiesa è stata “costruita” dall’alto verso il basso per progressiva sottrazione di materiale: circa 3.500 metri cubi di roccia per realizzare lo spazio intorno alla chiesa e 500 metri cubi per svuotale l’interno.

Bet Georgis è una enorme scultura. Purtroppo non esistono testimonianze dell’epoca sul procedimento adottato per questa immane opera. Rimane il fatto che le chiese monolitiche di Lalibela non si possono comparare con altre, tranne che con il tempio induista di Maharashtra (India).

(Articolo pubblicato nel dossier le Chiese copte d’Etiopia del marzo 2007)

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati