Ogni credente è invitato quest’oggi a una giornata di preghiera, di digiuno e di opere di misericordia per implorare Dio, l’unico Dio e creatore di tutto, affinché aiuti l’umanità a liberarsi dalla pandemia del Covid-19.

L’invito ci viene rivolto dall’Alto Comitato per la Fratellanza Umana, istituito da papa Francesco e dal grande Imam di Al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb, e composto da leader religiosi appartenenti al mondo cristiano, musulmano ed ebraico. Come ci indica Paola Pizzo della comunità Sant’Egidio:

Uniti, ciascuno secondo la propria tradizione di fede, ci rivolgiamo al Dio della vita perché «elimini questa epidemia, ci salvi da questa afflizione, aiuti gli scienziati a trovare una medicina che la sconfigga, e perché liberi il mondo dalle conseguenze sanitarie, economiche e umanitarie della diffusione di tale grave contagio».

L’invito dell’Alto comitato per la fratellanza umana a pregare, digiunare e compiere opere di carità è indirizzato – ne siamo convinti – anche a uomini e donne di buona volontà che non credendo in alcun Dio condividono la sofferenza e l’angoscia dell’umanità ferita dalla pandemia. E desiderano unirsi a noi col pensiero e con il cuore perché insieme si possa uscire da questo tempo di oscurità.

Ci unisce, noi credenti – cristiani, musulmani ed ebrei – e non credenti lo stesso sogno, quello di costruire, fianco a fianco, l’uno accanto all’altro, un mondo di pace, fraterno e in armonia con il creato. Il sogno di Paolo Dall’Oglio, gesuita, fondatore della comunità monastica interreligiosa di Mar Musa, rapito in Siria il 29 luglio 2013 che vogliamo ricordare in modo speciale in questa data.

Per continuare ad alimentare il messaggio di tutta la sua vita. Il lasciarci condurre dallo Spirito per sentire che la vita dell’altro mi appartiene, con la sua cultura, lingua e religione. Vive dentro me. Questa é la fratellanza universale che sbaraglia ogni barriera e divisione tra i popoli. Questo “sentire” di Paolo é riassunto in modo straordinario dal suo amico fraterno e docente di diritto musulmano all’Università di Caserta Gianni Piccinelli:

Un mondo altro, perché finora, denuncia papa Francesco, «…siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. (…) non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato». (Meditazione di papa Francesco sul sagrato della Basilica di San Pietro, 27 marzo 2020).

Il Dio a cui ci rivolgiamo oggi in preghiera non è un Dio che risolve per noi i problemi e che con una bacchetta magica spazza via dalla terra la terribile pandemia del coronavirus. No, intendiamo pregare Dio presente in mezzo noi e già all’opera.

Operante nella generosa dedizione di quanti si prodigano senza risparmiarsi per assistere e salvare le vite di ammalati negli ospedali e nelle case di cura per anziani; nel paziente lavoro di ricercatori che insieme collaborano senza perseguire i propri interessi per trovare una cura al Covid-19; nelle persone che offrono conforto alle famiglie in lutto per la perdita dei loro cari; nelle miriadi di volontari che mettono a disposizione tempo e mezzi per provvedere alle prime necessità di persone bisognose e sole.

Dio è vivo e operante in quanti lottano per la giustizia, per il rispetto e la dignità di ciascuno e di tutti gli esseri umani; in coloro che si oppongono alla sfruttamento scriteriato dei beni della natura e sono in prima fila per realizzare una relazione armonica con il creato; in uomini e donne che dicono no alla guerra, alla produzione e vendita di armi tramite la nonviolenza attiva, impegnati nelle costruzione della pace fra i popoli; nei credenti che tessono legami di amicizia e dialogo tra seguaci di diverse religioni.

Questo è il Dio che oggi invochiamo. Che non ha mani se non le nostre mani, si serve dei nostri piedi, del nostro cuore e della nostra intelligenza per realizzare un mondo nuovo di pace e benessere per tutta l’umanità. Mossi dalla convinzione che l’altro, il fratello, la sorella, é parte di me. Volto di Dio, lui e io.

Niente più alibi: sta a noi, come ci ha insegnato Paolo Dall’Oglio con tutta la sua vita, ad entrare dentro le ferite del popolo per amarlo e per dare la vita. Incarnarci dentro questa storia. Per trasformarla da dentro. Con la passione straripante di Gesù di Nazaret e di Paolo Dall’Oglio.