Danni collaterali

Le truppe di entrambe le parti si sono sfamate uccidendo antilopi e gazzelle. Elefanti e rinoceronti in balia del bracconaggio. Ed è peggiorato l’inquinamento legato all’estrazione del petrolio, con gravi ricadute sulle popolazioni. Così la guerra presenta il conto.

Il conflitto ha aggravato una situazione ambientale già compromessa in diverse parti del paese. I problemi più gravi sono certamente legati all’inquinamento provocato dall’estrazione del petrolio. Numerosi allarmi sono stati lanciati nel corso degli anni per i metodi di estrazione, ben poco attenti all’ambiente, attuati dalle compagnie petrolifere che lavorano in Sud Sudan. Che il problema sia serio è sto ammesso in più occasioni anche da esponenti del governo.

Nello stato di Unità, dove ci sono due tra i più importanti campi petroliferi del paese, Unity e Thar Jath, le autorità locali segnalavano anche prima della guerra civile gravi danni alle falde acquifere, che si traducevano in problemi anche per la salute degli umani e per l’ambiente. Un’inchiesta di recente pubblicazione, condotta dall’organizzazione non governativa tedesca Sign of Hope sulla situazione a Thar Jath, ha dimostrato i pericoli dell’inquinamento dovuto alla cattiva gestione dei prodotti di scarto dell’estrazione del greggio. A subirne le conseguenze è in particolare il Sudd, la più estesa zona umida del pianeta, straordinariamente ricca di biodiversità.

La guerra si è combattuta con particolare ferocia nello stato di Unità, terra dei nuer, ritenuta feudo di Machar e Taban Deng, il suo capo mediatore nei negoziati di Addis Abeba. Attorno ai campi petroliferi si sono avuti numerosi scontri, con il risultato che le infrastrutture sono state danneggiate e quindi abbandonate senza essere messe in sicurezza. Petrolio e altre sostanze chimiche sono fuoriusciti dagli impianti e si sono sparsi in vaste aree. Ora, dicono i responsabili politici di Pariang (o Ruweng come dovrebbe chiamarsi nella nuova mappa amministrative del paese), dove si trova il campo di Unity, si vedono chiaramente i risultati.

Lo scorso febbraio è stata denunciata la morte di 2.500 bovini per malattie fino a quel momento sconosciute. Il servizio veterinario locale ha chiesto al ministero dell’ambiente di indagare sull’inquinamento e sulla sua relazione con la moria di bestiame. Samuel Angok, ministro dell’informazione del nuovo stato, ha denunciato numerose nascite di bambini con gravi malformazioni. Oltre a ciò si è notato un aumento degli aborti spontanei.

Traffici di zanne e corni

Anche la fauna selvatica ha subito danni molto seri a causa della guerra. Già alla fine del 2014, l’organizzazione ambientalista statunitense Wildlife Conservation Society (Wcs) denunciava che c’erano state enormi perdite nei branchi di animali selvatici. (…)

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