Il caso Lameck Banda e le nuove ambizioni libiche - Nigrizia
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In Libia le società di vertice tornano a guardare oltre il mercato domestico e a competere per giocatori abituati a stipendi e campionati europei
Il caso Lameck Banda e le nuove ambizioni libiche
Il possibile approdo dell'ala zambiana dal Lecce all’Al-Swehli racconta la rinascita economica del calcio libico tra premi milionari, sostegni pubblici, sponsor e ambizioni continentali
17 Agosto 2026
Articolo di Vincenzo Lacerenza
Tempo di lettura 5 minuti
Lameck Banda con la maglia del Lecce

Per una volta il mercato del calcio ha girato la bussola. Non dall’Africa verso l’Europa, seguendo la rotta percorsa per decenni da migliaia di talenti, ma dalla Serie A alla Libia. Da Lecce a Misurata, per la precisione.

In mezzo c’è Lameck Banda, 25 anni, ala della nazionale zambiana e una storia che nel giro di poche settimane è passata dalle indiscrezioni di mercato alle carte della FIFA. Sullo sfondo si intravede però qualcosa di più grande: un calcio libico che ha ricominciato a spendere, ad attirare stranieri e soprattutto a immaginarsi di nuovo al centro della mappa africana.

Banda non è tornato alla preparazione del Lecce. A giugno il club pugliese aveva esercitato l’opzione prevista dal contratto, prolungandolo ufficialmente fino al 30 giugno 2027; il 21 luglio la società comunicava ancora che il giocatore aveva giustificato la propria assenza con problematiche logistiche e burocratiche, riservandosi eventuali iniziative disciplinari.

Poi i contatti si sono rarefatti e dalla Libia sono cominciate ad arrivare altre notizie.

Braccio di ferro Lecce – Al-Swehli

Secondo le ricostruzioni circolate tra Libia, Zambia e Italia, Banda avrebbe raggiunto un’intesa biennale con l’Al-Swehli da 12 milioni di dinari libici, circa 1,6 milioni di euro. Ma nel frattempo il caso ha compiuto un passo ulteriore. Il club libico ha provato a registrare il giocatore come svincolato e la FIGC ha respinto la richiesta, considerando valido il contratto con il Lecce fino al giugno 2027.

L’Al-Swehli contesta però questa ricostruzione: sostiene che il precedente accordo sia terminato il 30 giugno 2026 e chiede al Lecce di dimostrare la validità dell’estensione. Il presidente giallorosso Saverio Sticchi Damiani ha invece spiegato che l’opzione era presente nel contratto fin dal 2022 e che a maggio Banda, assistito dai suoi allora procuratori, avrebbe anche firmato un documento di adesione al suo esercizio.

Il nodo non è quindi più soltanto dove giocherà Banda, ma quale delle due interpretazioni contrattuali verrà riconosciuta a livello internazionale.

La prossima tappa porta alla FIFA. Sticchi Damiani ritiene probabile che, alla luce del nuovo quadro regolamentare seguito al caso Lassana Diarra, al giocatore possa essere concesso un transfer provvisorio che gli permetterebbe di scendere in campo con l’Al-Swehli mentre la controversia viene esaminata.

Il Lecce ha già annunciato l’intenzione di rivolgersi al Football Tribunal della FIFA per chiedere un risarcimento in caso venga riconosciuta una rottura unilaterale del contratto senza giusta causa e sollecita anche sanzioni nei confronti del giocatore e del club libico.

Quello che poche settimane fa era ancora uno scenario possibile è diventato quindi un vero caso internazionale sul valore dei contratti e sui limiti della libertà di trasferimento dei calciatori.

L’Al-Swehli attacca

L’Al-Swehli non sembra intenzionato a muoversi con il passo prudente di chi partecipa per la prima volta alla Champions League africana. A luglio il club è stato accostato anche a Bertrand Traoré, capitano del Burkina Faso con un passato tra Chelsea, Ajax, Lione, Aston Villa e Villarreal.

Alcune fonti parlavano di interesse e negoziati: il 16 luglio, però, l’Al-Swehli ha diffuso una smentita ufficiale, assicurando che non esisteva alcun contatto con il giocatore.

Anche la smentita, in fondo, racconta qualcosa: fino a poco tempo fa sarebbe sembrato improbabile persino immaginare un profilo di questo livello accostato al campionato libico. Oggi la voce appare abbastanza plausibile da obbligare il club a intervenire pubblicamente.

Una tattica ambiziosa

L’ambizione nasce da una stagione spartiacque. A giugno l’Al-Swehli ha conquistato il primo campionato della propria storia e si è guadagnato l’esordio nella maggiore competizione continentale. Adesso conosce anche la strada che lo aspetta: nel primo turno preliminare di Champions League affronterà il KVZ di Zanzibar e, in caso di qualificazione, troverà l’Espérance di Tunisi, una delle potenze storiche del continente.

La federazione libica ha inoltre consentito proprio ad Al-Swehli e Al-Ahli Tripoli di inserire fino a nove calciatori stranieri nelle liste per le competizioni CAF, contro i sette ammessi nelle rose del campionato nazionale.

La logica è trasparente: acquistare esperienza e qualità fuori dai confini per accorciare più rapidamente la distanza dalle potenze del continente.

E il club di Misurata ha già dimostrato di saper spendere. Nel 2024 ingaggiò dal Mazembe il maliano Fily Traoré con un’operazione che, secondo WinWin, avrebbe pesato per oltre un milione e mezzo di dollari sulle casse societarie.

Il risultato è arrivato sul campo: Traoré è diventato uno degli stranieri più decisivi del campionato libico, con 17 gol e dieci assist nella sua prima stagione completa. È il modello che l’Al-Swehli sembra voler replicare: comprare nel mercato africano, valorizzare e alzare progressivamente il livello.

Calcio e potere

Alla guida della società c’è Ibrahim Ali Dbeibah, eletto presidente nel 2023 e legato direttamente ai vertici politici del paese: è nipote e consigliere del primo ministro Abdulhamid Dbeibah. È un dettaglio che aiuta a capire quanto, nella Libia contemporanea, calcio, potere ed economia si muovano spesso su piani molto vicini.

L’Al-Swehli ha conquistato il campionato battendo ai rigori l’Al-Nasr di Bengasi e si presenta ora sulla scena continentale con ambizioni molto più alte rispetto al recente passato.

Il punto non è soltanto quanto il club possa spendere, ma il cambio di scala del calcio libico: le società di vertice stanno tornando a guardare oltre il mercato domestico e a competere per giocatori abituati a stipendi e campionati europei.

La bussola invertita

Ed è forse questo l’aspetto più interessante della storia. Per decenni il talento africano ha seguito quasi sempre la stessa freccia: nascere a sud del Mediterraneo, attraversarlo e cercare in Europa denaro, prestigio e carriera. Banda potrebbe percorrerla al contrario. Non sarebbe un ritorno a casa – è zambiano e Misurata dista migliaia di chilometri da Lusaka – ma sarebbe comunque un’inversione di corrente.

La sua vicenda resta sospesa tra un contratto italiano, una possibile nuova maglia e una FIFA chiamata a stabilire chi abbia ragione. Ma la bussola, intanto, si è già mossa.

Per anni il successo del calciatore africano sembrava coincidere con la possibilità di andarsene. Adesso qualche club del continente comincia ad avere abbastanza denaro e ambizione per indicare anche la strada opposta.

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