Angola: manifestazione di giovani a Luanda. Chiedono le dimissioni e il carcere per Edeltrudes Costa, il capo dello staff del presidente dell'Angola, Joao Lourenco, accusato di corruzione (Credit: plataformamedia.com)

Il 2020 contagiato dalla pandemia non ha bloccato il fiato dei giovani africani. Il loro grido è risuonato sulle strade di Bamako, Khartoum, Luanda, Lagos, Kampala e in molti altri angoli delle Afriche in ebollizione.

La richiesta in fondo è una sola: basta tenerci in ostaggio, lasciateci vivere da cittadini liberi. Corruzione, elezioni truccate e soliti giri d’affari per poche élite soffocano i sogni di chi prova a cambiare davvero le ingiustizie ataviche in cui è nato.

Sono sempre più numerose le nuove generazioni pronte a dare la vita pur di vedere un giorno la trasformazione sociale. Sui social corrono alla velocità della luce inviti a raduni in piazza, hastag di libertà, flash mob, video che incitano al darsi da fare. Del resto chi ha meno di 25 anni oggi (nel continente il 60% della popolazione) in Uganda, Camerun, Ciad e Rwanda ha conosciuto un solo presidente al potere. E non lo sopporta più perché non vede alcuna prospettiva davanti a sé.

Qualche giovanissimo tenta il colpo coraggioso di candidarsi alla presidenza e sfidare chi non si smuove dalla poltrona da oltre 30 anni: Succes Massra in Ciad e Bobi Wine in Uganda sono testimoni credibili per i giovani perché intraprendono imprese titaniche, pronti a pagare sulla propria pelle le proprie scelte.

A moltissimi giovani però non rimane che partire dalla terra di origine che non offre più prospettive, come nella Tunisia di oggi messa in ginocchio da Covid, disoccupazione e crollo del turismo. O finire arruolati tra le file di Boko Haram in Nigeria o dei movimenti jihadisti nel Sahel o nel nord del Mozambico. E tanti altri giovani in Sudan e Burundi scendono per strada perché il prezzo del pane va alle stelle, sintomo di un sistema sull’orlo del baratro.

Finora l’onda lunga del cambiamento, seppur promettente, si è infranta contro l’argine delle forze dell’ordine a servizio di sistemi finanziari che fanno leva sulla politica per perpetuare i loro loschi interessi in terra d’Africa.

Sono state represse con la forza molte manifestazioni, le campagna elettorali contingentate con il pretesto Covid, arrestati e barricati in casa oppositori, giornalisti e attivisti solo perché hanno osato alzare testa e voce. Spesso certi regimi appaiono davvero fortezze inespugnabili, e l’impegno della società civile unito allo sforzo dei giovani una perdita di tempo.

Ma qualcosa continua a dimenarsi e ad alimentare una speranza nel ventre delle Afriche gravide (il continente raddoppia la sua popolazione da qui al 2050) in questo tempo di Natale. “Questo per voi il segno…” (Lc 2,12) dice il messaggero ai pastori della storia. Dieci anni fa l’inizio delle primavere arabe aveva acceso la miccia.

Ora quel fuoco, spesso sepolto, non si può più arrestare e, anche se la protesta va incanalata in ardui percorsi di organizzazione politica, il protagonismo dei giovani africani è il segnale più incoraggiante per una umanità stanca e col respiro affannoso.

Una forza d’urto che farà sentire sempre più il suo incontenibile entusiasmo anche nella fortezza Europa destinata a trasformarsi altrimenti in una grande Rsa.