Guinea Equatoriale
Il sequestro di Guillermo Nguema Ela, punta del partito di Fuerza Democrata Republicana, è l’ennesimo tentativo del potere dittatoriale in Guinea Equatoriale di mettere fuori gioco le opposizioni all’approssimarsi delle elezioni. Ma la gente comincia ad alzare la testa…

Il fermento popolare per le prossime elezioni destabilizza l’agonico regime di Teodoro Obiang Nguema, che stringe la morsa sulla Guinea Equatoriale attuando persecuzioni ogni giorno più inconsulte e spasmodiche.

L’ultimo sequestro che ha scosso il popolo equatoguineano è quello di Guillermo Nguema Ela, coordinatore e rappresentante di prestigio di Fuerza Demócrata Repubblicana (Fdr), uno dei maggiori partiti di opposizione proscritto dal governo, quindi operativo dall’estero.

Secondo Radio Macuto, accreditata emittente di opposizione al regime, la famiglia presidenziale tramava da tempo l’eliminazione fisica dell’oppositore, il cui primo atto è avvenuto il 17 marzo scorso, quando una squadra di militari armati lo prelevarono  confinandolo agli arresti domiciliari a Nkodejñe-San Carlos, suo villaggio natale nei pressi di Mongomo. Dello stesso avviso anche Diario Rombe, altra testata web di spicco, resa inaccessibile dal regime ai cittadini equatoguineani, che vengono reindirizzati al sito ufficiale del governo se tentano l’accesso. La libera informazione concorda sulla detenzione a scopo intimidatorio di Nguema Ela mediante la brutalizzazione e la tortura; la soluzione finale, per un dissidente che gode di molto credito presso l’opinione pubblica, sarebbe poi stata giustificata come una delle tante morti per cause naturali, mai convalidate da autopsia ufficiale.

Ma sabato 21 marzo la vicenda prende improvvisamente una svolta inattesa: a Mibang, villaggio di provenienza di Eyí Mensuy Andeme, alta carica militare del regime, si riunisce la “cupola” di Mongomo – secondo le parole di Diario Rombe – il temibile “tribunale dell’‘inquisizione’, zoccolo duro del braccio militare della dittatura, così come informa Radio Macuto. Davanti a tutta la popolazione e ai capi tradizionali, si intenta il processo contro Guillermo Nguema Ela per ‘convincerlo’ ad abbandonare l’idea di candidarsi alle prossime elezioni quale nuovo Capo di Stato. Tutti contro uno, l’indignata parola d’ordine che corre sulla bocca di quanti temono per la sua vita; ma la decisione di rendere pubblico il processo – forse nella speranza di ridicolizzare Nguema Ela davanti al popolo acquiescente – si rivela subito un boomerang.

Dopo oltre due ore di denuncia motivata degli scopi reali del suo sequestro, avvalorata dalla formula tradizionale del giuramento a cui l’imputato non si sottrae, Guillermo Nguema Ela viene acclamato e applaudito in una ovazione unanime del pubblico, davanti agli inquisitori spiazzati. E finalmente esce allo scoperto una reattività sociale, latente ma coraggiosa attestazione pubblica di solidarietà e giustizia.

La partita è però ancora aperta per Guillermo Nguema Ela; l’efferatezza degli interlocutori non permette infatti di dare per scongiurato nessun pericolo, e il Comitato dall’esilio di Fdr allerta tutti i distretti, i villaggi e i capi tradizionali affinché proseguano con determinazione la loro presa di posizione e attuino pressioni coese per esigerne la libertà immediata. 

Nella foto in alto il Presidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema. Sotto, Guillermo Nguema Ela, coordinatore e rappresentante di prestigio del partito Fuerza Demócrata Repubblicana.