Rwanda
Sabato 20 giugno a Londra, il capo dei servizi segreti del Rwanda, Emmanuel Karenzi Karake, è stato arrestato dalla polizia britannica in virtù di un mandato di arresto europeo per genocidio e crimini contro l’umanità emesso dalla Spagna. Il governo di rwandese ha definito la cosa "inaccettabile". Segno che qualcosa si è incrinato nell'asse Londra-Kigali.

Una notizia che non può non far piacere a quanti, e tra questi noi, da anni ormai aspettano qualche barlume di verità sugli eccidi commessi dai tutsi del Fronte patriottico rwandese che da sempre sostiene che un genocidio rwandese del 1994 non esiste, ma esiste solo un “genocidio tutsi”.
Dunque, Emmanuel Karenzi Karake, capo dei servizi di intelligence del Rwanda, è stato arrestato all’aeroporto Heathrow di Londra sabato 20 giugno dalla polizia britannica in virtù di un mandato di arresto europeo emesso dalla Spagna.
Nel 2008 Karake era stato infatti indiziato nel quadro di una informativa giudiziaria aperta per genocidio e crimini contro l’umanità. È accusato di numerosi crimini commessi in Rwanda e in Repubblica democratica del Congo durante e dopo il 1994, in particolare dell’assassinio di tre membri spagnoli che lavoravano per l’associazione umanitaria Médicos del Mundo.
L’arresto avviene 7 anni dopo la pubblicazione da parte di un giudice spagnolo del mandato di arresto internazionale e dieci anni dopo l’inizio delle inchieste in Spagna sul capo dei servizi di intelligence rwandesi.

L’accusa
Il Foreign Office britannico conferma l’arresto, in base alla validità tuttora in corso dei mandati di arresto internazionali. Jordi Palou Loverdos, avvocato delle vittime spagnole, spera che Londra acconsenta di estradare Emmanuel Karenzi Karake per poterlo giudicare in Spagna. Dice: «Karake è stato capo dei servizi segreti militari paralleli nel 1994 e nel 1997. Sono gli anni di tanti eccidi nel paese, durante il genocidio certo, ma soprattutto dopo il genocidio e non solo in Rwanda, ma anche in R.d.Congo». Non si tratterebbe solo di eccidi contro le persone (spagnoli, rwandesi, hutu e congolesi), ma anche saccheggi sistematici nell’est della R.d.Congo.
Ora c’è da aspettarsi la reazione rwandese anche perché Emmanuel Karenzi Karake torna ad essere al centro di una nuova contesa diplomatica. Era stato, infatti, comandante aggiunto della Minuad, la forza ibrida dell’Unione africana dell’Onu in Sudan (per il Darfur) dal gennaio 2008 ad aprile 2009. Kagame si era rassegnato a che abbandonasse il suo posto sotto pressione dell’Onu, proprio perché il suo nome era sulla lista delle 40 personalità prese di mira dalla giustizia spagnola per avere ordinato massacri e assassini.
Il generale Emmanuel Karenzi Karake, 54 anni, detto «KK», è, come il presidente Paul Kagame, venuto dalla diaspora ugandese cioè da quei tutsi che in Uganda avevano trovato rifugio dopo i primi progrom anti-tusti della fine degli anni ’50. Ha fatto parte dei capi militari della ribellione del Fronte patriottico rwandese (Fpr) prima che conquistasse il potere a Kigali nel 1994.

È di quel periodo il mandato di arresto spagnolo e che aveva provocato tensioni tra il Rwanda e l’Onu.

Irritazione a Kigali
Il Rwanda ieri ha ufficialmente chiesto “spiegazioni” al governo britannico sulle ragioni dell’arresto del generale Karenzi Karake, proprio mentre stava per imbarcarsi all’aeroporto di Londra su un aereo che l’avrebbe riportato a Kigali. Il ministro rwandese della giustizia, Johnson Busingye, ha spiegato che il capo dei servizi di intelligence era finito in tribunale domenica per identificazione e che vi sarebbe tornato nuovamente giovedì. Il governo rwandese palesa la sua “sorpresa” per l’arresto del generale nel quadro della procedura giudiziaria iberica che, secondo loro, non corrisponderebbe ai criteri richiesti dall’Interpol e «la cui legittimità sarebbe stata seriamente messa in dubbio dalla giustizia spagnola». Per il Rwanda questo arresto è «inaccettabile» e ne contesterà la procedura davanti ai tribunali. Sempre secondo il governo di Kigali, sarebbe addirittura frutto della “follia pro-genocidari” come ha affermato il ministro degli esteri rwandese, Louise Mushikiwabo.

Rottura di un’alleanza?
Questa storia imbarazza evidentemente il governo britannico che fin qui ha avuto ottimi rapporti con il regime Kagame. Il governo Cameron cerca di tenere un profilo basso, accontentandosi di ripetere che la polizia era obbligata ad agire di fronte a un mandato di arresto europeo perfettamente valido.
Ma da Kigali questo arresto è visto e vissuto come un tradimento. Le autorità rwandesi ripetono di non capire la decisione britannica di arrestare il generale Karake che era regolarmente a Londra. La collera e l’incredulità del governo rwandese sono ancor più grandi perché il Regno Unito ha sempre considerato il Rwanda di Paul Kagame come uno dei più fedeli alleati. Londra inoltre è tra i maggiori «donatori» di Kigali (100 milioni di euro l’anno). Generosità che dovrebbe, anche secondo noi, spingere Cameron a chiedere conto al presidente rwandese del suo modo di trattare l’opposizione, ma anche giornalisti e media.
Le buone relazioni anglo-rwandesi avevano però già cominciato, gli ultimi anni, a deteriorarsi. Nel 2012, Londra si era allarmata apertamente del sostegno rwandese ai ribelli dell’M23 in Repubblica democratica del Congo. Nel 2014, al momento dell’ondata di assassini e di arresti di oppositori politici, adeguandosi alla posizione di Washington, Londra si era detta «molto preoccupata dall’evoluzione della situazione dei diritti dell’uomo in Rwanda» in quel frangente.
Lo scorso ottobre, poi, la Bbc aveva mandato in onda un documentario molto critico nei confronti di Paul Kagame e del suo partito, l’Fpr. Il documentario aveva provocato reazioni scomposte del governo rwandese che accusava l’emittente britannica di essere “negazionista” (sacrilego, agli occhi di Kigali, chiunque intenda “capire” meglio che cosa è successo nel 1994 in occasione del genocidio…rwandese, per Kigali solo “tutsi”!). Come rappresaglia, a fine maggio scorso, Kigali ha deciso la sospensione definitiva della diffusione delle emissioni della Bbc nella lingua ufficiale, il kinyarwanda.
Doveroso riconoscere che la lobby pro-Kagame si è incrinata anche in Gran Bretagna, benché numerosi e molto attivi rimangano i «ripetitori» pro-Kagame a Londra che evidentemente considerano questo arresto uno spiacevole incidente.

Giovedì 25 Emmanuel Karenzi Karake sarà di nuovo in tribunale per la sua estradizione: un giudice deve decidere di estradarlo o meno verso la Spagna che vuole far chiarezza sui 9 (di cui i tre di Médicos del Mundo) suoi connazionali spariti o uccisi in Rwanda. Procedura che non dovrebbe andare oltre i tre mesi. Londra andrà fino in fondo, cioè eseguirà il mandato di arresto? Non possiamo dimenticare, purtroppo, che su un altro dossier, molto più importante, che sempre Madrid aveva richiesto. Londra si era rifiutata di estradarlo: si trattava di Augusto Pinochet.

Nella foto in alto Emmanuel Karenzi Kareke, capo dei servizi segreti del Rwanda, arrestato sabato scorso a Londra.

 

Contenuti dell’inchiesta spagnola
I fatti su cui l’inchiesta spagnola verte, si erano svolti tra l’aprile1994 e il giugno del 2000. Le indagini si sono focalizzate in particolare sull’assassinio, nel gennaio del 1997, di tre operatori umanitari di Médecins du Monde (la ong Medici del Mondo). Le autorità giudiziarie spagnole avevano emesso un atto di accusa contro 40 responsabili rwandesi, accusati di genocidio, crimini contro l’umanità e atti di terrorismo che hanno provocato la morte di migliaia di persone. Tra i 40, Emmanuel Karenzi Karake.

Il generale Karake, uno dei capi militari del Fronte patriottico rwandese, non poteva non essere informato e quindi approvare il massacro di civili a metà degli anni ’90 nelle città di Ruhengeri, Gisenyi et Cyangugu (nord del paese). Tra le vittime, i tre operatori umanitari spagnoli.