Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di settembre 2025.
Caro Alex, da queste righe commenti sempre i grandi fatti della politica. Ma nel più “piccolo” del tuo vissuto quotidiano con i giovani, che insegnamenti riesci a trarre per cambiare in meglio la nostra società? Si è appena conclusa un’estate di campi estivi e lavori con i ragazzi. Che cosa ti ha colpito? C’è ancora spazio per una politica che parte dallo stare insieme, o è tutto “perduto”? Filippo Sorini
Inizio col dire che a me piacerebbe capovolgere questa domanda. Ci chiediamo spesso come sono i giovani con cui lavoriamo, se questi giovani “vanno o non vanno”. Ecco, io mi domando invece, gli adulti come si presentano davanti ai ragazzi e alle ragazze? E quando qualcuno di loro ha dei problemi, forse non è il caso di capire se hanno problemi con gli adulti, o con questo difficile mondo fatto dagli adulti? Questa secondo me è onestà intellettuale.
Addossiamo ai giovani delle responsabilità che non hanno. Chiaramente, la generazione dei ragazzi di oggi non è facile; ma di nuovo: domandiamoci il perché e qual è il nostro contributo a quelche gli succede. Anche rispetto a quello che l’esperta Shoshana Zuboff chiama “intontimento psichico indotto”, quello stato provocato dall’uso compulsivo dei cellulari di cui molto ci preoccupiamo. È il nostro mondo che dovrebbe interrogarsi seriamente su quello che fa, prima di passare a pensare a cosa fanno i giovani.
Lo dico da uno spazio di osservazione privilegiato. Io passo molto tempo con loro qui a Rione Sanità. Anche se non molto con i ragazzi che vivono qui, che stanno vivendo dei momenti estremamente difficili. In tanti sono usati dalla camorra per spacciare la droga. Non molto tempo fa due giovanissimi sono stati uccisi in scontri fra bande rivali di spacciatori. Questa è una delle realtà con cui ci confrontiamo.
Poi ci sono tanti altri gruppi di ragazzi che vengono da altre parti del napoletano e da tutta Italia: è una grande gioia per me poter parlare con loro e sono sempre disponibile. Vengono per chiedermi una testimonianza. La prima cosa che faccio è dargli uno stimolo forte: starà a loro infatti, gli dico, tentare di salvare il mondo terribile che le precedenti generazioni gli stanno lasciando in consegna.
Io, ormai, ho 87 anni e sono consapevole, e lo dico ai ragazzi, che la mia generazione sarà in assoluto la più maledetta della storia. Nessun’altra ha infatti violentato il pianeta Terra come ha fatto la nostra. Del resto i giovani da soli vedono la mancanza di coerenza che segna la nostra generazione.
Tornando ai ragazzi della regione Campania, li seguiamo con le attività del Gim (Giovani impegno missionario). Organizziamo incontri a Casavatore, presso la sede dei comboniani. È molto interessante vedere come reagiscono alle avversità. Certo, bisogna provocarli, invitarli a impegnarsi sul territorio se vedono qualcosa che non va. Che frutti può dare l’incontro con la parola di Dio, infatti, se non li porta a migliorare la realtà che vedono attorno a loro? E quello che vediamo è che i giovani poi si animano, partecipano a tante attività, e questo mi dà speranza.
Qui in Campania organizziamo anche i campi biblici. Quest’anno sono venuti una quindicina di giovani e sono veramente ragazzi bravi: riflettono, reagiscono, cercano la verità. Lo trovo qualcosa di incantevole. Magari si vedesse lo stesso entusiasmo fra gli adulti. Una volta toccati dal sogno di Gesù, il contributo dei ragazzi è incredibile. Penso che dovremmo fare tutti di più per valorizzare questo potenziale, anche fra noi comboniani.
I giovani sono l’unico presente che abbiamo, lo ripeto, e coltivare la fiducia nei loro confronti è fondamentale. Sono gli unici che potranno salvare questo mondo, sull’orlo del collasso ambientale e dell’olocausto nucleare.
Un momento così grave ci obbliga a incontrare i giovani, a lavorare con loro.