Le normative internazionali

Sono molte le iniziative per mettere sotto controllo i traffici illeciti. La più importante è il Trattato sul commercio delle armi. Ma l’hanno firmato all’Onu solo 130 paesi e ratificato appena 76.

È evidente come le forniture di armamenti in Africa non di rado contribuiscono a rendere instabili vaste aree; il saccheggio degli arsenali delle forze regolari, il traffico clandestino e altro fanno sì che forze irregolari, o addirittura terroristiche, si rafforzino ancora di più, con conseguenze drammatiche soprattutto per la popolazione civile.

Gli effetti dell’insicurezza, del lento sviluppo economico e sociale portano anche a movimenti migratori di rilievo: il 9% dei migranti mondiali è in Africa, circa 20 milioni, a cui si aggiungono quelli che vanno in altri continenti: gli africani dell’area subsahariana emigrati fuori dal loro continente sono attualmente circa 5 milioni.

Mentre da un lato si sviluppano forniture legali e illegali di armi e si attuano interventi militari devastanti, dall’altro vi sono anche iniziative importanti per mettere sotto controllo tali traffici.

Va ricordato che una specifica convenzione sulle armi piccole e leggere, sulle munizioni e materiali relativi è stata firmata dai paesi della Cedeao (Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale), attiva dal settembre 2009 e tesa a mettere sotto controllo proprio i traffici di questo tipo di armamenti.

Né va dimenticato che l’Italia si è dotata di una legge, la 185 del 1990, che intende evitare le esportazioni in zone di guerra, a regimi dittatoriali o dove non sono rispettati i diritti umani. (…)

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