Le chiese dell’America Latina contro le attività minerarie - Nigrizia
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Concluso in Equador l’incontro della Rete continentale Chiesa e industria estrattiva
Le chiese dell’America Latina contro le attività minerarie
Decine di delegati provenienti da varie regioni si sono incontrati a Quito per fare il punto sulla lotta contro la “neo colonizzazione estrattivista” che sempre più devasta popoli e territori
09 Marzo 2023
Articolo di Dario Bossi
Tempo di lettura 5 minuti

La Rete continentale ‘Chiesa e industria estrattiva’ si è incontrata a Quito (Ecuador) nei giorni scorsi con la partecipazione di 50 rappresentanti da varie regioni dell’America Latina e ospiti di altri continenti per discutere sulle condizioni e la situazione delle attività minerarire nei diversi territori.

Come ribadito durante il convegno le chiese vivono un periodo di grande sensibilità sui temi del dramma di tante comunità per lo sfruttamento della Madre Terra, ricusando il sistema capitalista che mercantilizza la vita della gente e il territorio.

Viviamo in un tempo sinodale, per questo è necessario operare in rete, per difendere assieme la vita e la nostra casa comune. La Caritas ecuadoriana, la Rete nazionale di pastorale ecologica e la Repam (Rete ecclesiale panamazzonica) ecuadoriana hanno fatto vivere un’esperienza molto ricca.

Spiritualità afroamericana

Tra le più importanti riflessioni della Rete va sottolineata l’attenzione alla spiritualità dei popoli e delle comunità, una spiritualità che sostiene la vita e la resistenza, che coinvolge ogni ambito esistenziale, come un filo che pur in mezzo ai marosi aiuta a recuperare respiro e speranza.

L’accento in questo incontro si è posto soprattutto sulla spiritualità afro-americana, come forte sorgente di confronto con un modello economico non solo estrattivista e illegale ma anche di diseguaglianza e trascuratezza, una popolazione sottomessa e schiavizzata che per secoli è stata utilizzata nell’estrazione mineraria.

E nonostante questo continua a vivere animata da una spiritualità profonda e integrata che si serve di canti, tamburi, celebrazioni, unione con i frutti della terra, medicine vegetali…

Un incontro, quello di Quito, vissuto con i compagni della pastorale afro di Esmeraldas e la Pastorale ecologica dell’Ecuador, e con fratelli e sorelle comboniani, la congregazione che fatto propria l’opzione di condividere la propria vita con questo popolo.

L’albero della vita della popolazione afro insegna a tutta la nostra rete ad autosostenersi con le proprie sorgenti di vita: la terra, l’acqua, l’ambiente in cui continua a vivere la cultura afro, animata dalla celebrazione della vita, del canto, della condivisione, dei frutti raccolti, della pesca e delle colture, in stretta comunione spirituale con gli antenati e con il territorio.

Capitalismo mercantile

Diventa sempre più urgente smascherare la falsa narrativa delle estrazioni minerarie con il loro arsenale finalizzato a dividere e convincere con falsità la popolazione e le comunità.

Da questo, infatti, trova consolidamento gran parte della neo colonizzazione estrattivista. Un piano ben congeniato, che sa conquistare e confondere e che sa celare la violenza con la quale le imprese minerarie e i governi cercano di coinvolgere le comunità, e da cui dolorosamente emergono divisioni, fratture e conflittualità.

L’incontro di Quito è stato arricchito da forti simboli di unità e di speranza. La presenza di Leonidas Iza, presidente della Confederazione nazionale indigena dell’Ecuador (Conaie), ha definito «un male enorme per cui non c’è rimedio» il degrado territoriale e delle comunità locali provocato dal capitalismo mercantile.

E ha insistito sulla necessità di costruire un’alternativa basata sulla visione ‘integrale’ concepita dai popoli indigeni. «Siamo tutti fratelli e sorelle sulla terra, tutti portiamo terra nel nostro corpo. Come l’acqua si spande sul terreno così il sangue circola nel nostro corpo. Senza acqua, senza terra non siamo nulla; con esse continuiamo ad essere fratelli e sorelle».

Così ha concluso Leonidas auspicando unità tra chiese, popoli indigeni e tutti coloro che combattono contro un sistema che distrugge e va sempre più radicandosi con crescente violenza.

Non è possibile affrontare il modello minerario estrattivista senza tener conto di tutti i suoi tentacoli. Le immorali forme di sfruttamento di tale industria, che provocano distruzione ambientale, offrono paghe da fame, hanno come complici governi corrotti e ai gruppi di potere garantiscono guadagni enormi, violano diritti basilari come l’uso dell’acqua nei luoghi in cui estraggono e depredano.

Finanza sporca

É stato questo un ulteriore tema relativo ai flussi finanziari che sostengono l’industria mineraria e che la Rete sta investigando insieme alle organizzazioni tecniche (Facing Finance) specializzate nello studio della finanza sporca soprattutto europea.

Mons. Adalberto Jimènez, vescovo di Aguarico, in una profonda condivisione ha aiutato nella riflessione sull’impegno della Chiesa a fianco delle comunità martirizzate dalla devastazione delle terre, sfidando ad una conversione a camminare insieme affrontando gli aspetti legali, sociali e spirituali per rafforzare la lotta al modello che viene denunciato chiaramente nella Laudato Sì.

La Rete ecclesiale contro l’industria mineraria opera nel continente attraverso dieci nodi in luoghi diversi che sono una sorta di piedi e mani nell’accompagnare il lavoro sul territorio, nel quale sono presenti le entità religiose, le organizzazioni della società civile, le organizzazioni comunitarie e comunità di fede.

La collaborazione interecclesiale ed ecumenica rappresenta però tuttora una grossa sfida. Ci sono due livelli di impegno, interno ed esterno: interno, cioè verso le chiese locali per sensibilizzare, coscientizzare e lottare per trasformare il sistema economico delle estrazioni minerarie, e verso l’esterno con il sostegno delle chiese del Nord Globale, su tematiche fondamentali come i trattati sulle imprese e i diritti umani e la regolamentazione nazionale del Trattato di Escazù, per poter far sentire la propria voce e arrestare gli scempi del’attività di estrazione.

In tal senso è stato molto positivo contare sulla presenza del Cidse, (l’organizzazione cattolica internazionale che lavora per la giustizia sociale e per porre fine alla povertà, alla diseguaglianza e alla distruzione dell’ambiente); della Conferenza sei vescovi dell’Unione Europea (Comece) e di altri organismi uniti in questa lotta, come Fastenaktion, Ccfd, Pax Christi ecc.

Un ruolo profetico e un impegno assiduo è offerto anche dal Clar (Confederazione latino-americana dei religiosi).   

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