L’editoriale del numero di novembre 2010
Il dossier di questo mese è dedicato alla nascita della Fondazione Nigrizia onlus. È importante ricordare che il senso ultimo di questa operazione trae origine da una precisa visione di missione: quella di Daniele Comboni.

«Sono ben felice, o carissimi, di trovarmi finalmente reduce a voi dopo tante vicende penose e tanti affannosi sospiri. Il primo amore della mia giovinezza fu per l’infelice Nigrizia. E lasciando quanto vi era per me di più caro al mondo, venni, or sono sedici anni, in queste contrade per offrire al sollievo delle sue secolari sventure l’opera mia.

 

Appresso, l’obbedienza mi riportava in patria, stante la cagionevole salute che i miasmi del Fiume Bianco presso Santa Croce e Gondokoro avevano reso impotente all’azione apostolica. Partii per obbedire. Ma tra voi lasciai il mio cuore. Riavutomi, come a Dio piacque, i miei pensieri ed i miei passi furono sempre per voi.

 

Ed oggi, finalmente, ritornando fra voi, ricupero il mio cuore per dischiuderlo, in vostra presenza, al sublime e religioso sentimento della spirituale paternità, di cui volle Iddio che fossi rivestito, or fa un anno, dal supremo Pastore della Chiesa Cattolica, il Papa Pio IX.

 

Sì, io sono di già il vostro padre, e voi siete i miei figli, e come tali vi abbraccio e vi stringo al mio cuore.

 

Vi sono ben riconoscente delle entusiastiche accoglienze che mi faceste; esse dimostrano il vostro amore di figli, e mi hanno persuaso che voi vorrete essere sempre il mio gaudio e la mia corona, come siete la mia parte e la mia eredità.

 

Io ritorno fra voi per non mai più cessare d’essere vostro, e tutto al maggior vostro bene consacrato per sempre. Il giorno e la notte, il sole e la pioggia, mi troveranno egualmente e sempre pronto ai vostri bisogni: il ricco e il povero, il sano e l’infermo, il giovane e il vecchio, il padrone e il servo avranno sempre eguale accesso al mio cuore. Il vostro bene sarà il mio, e le vostre pene saranno pure le mie. Io prendo a far causa comune con ognuno di voi, e il più felice de’ miei giorni sarà quello in cui potrò dare la vita per voi.

 

Non ignoro punto la gravezza del peso che mi addosso. Come pastore, maestro e medico delle anime vostre, io dovrò vegliarvi, istruirvi e correggervi: difendere gli oppressi senza nuocere agli oppressori, riprovare l’errore senza avversare gli erranti, gridare allo scandalo e al peccato senza lasciar di compatire i peccatori, cercare i traviati senza blandire al vizio; in una parola, essere padre e giudice insieme. Spero che voi tutti mi aiuterete a portare questo peso con allegrezza e con gioia nel nome di Dio.

 

Io confido in voi, o stimabili sacerdoti, miei fratelli e figliuoli in questo apostolato: voi sarete le mie braccia di azione per dirigere nelle vie del Signore il suo popolo, ed insieme i miei angeli del consiglio.

 

Ed in voi pure molto confido, o venerabili suore, che con mille sacrifici vi associaste a me per coadiuvarmi nella educazione della gioventù femminile.

 

Ed anche in voi tutti qui presenti io confido, perché vorrete sempre confortarmi colla vostra obbedienza e docilità alle amorose esortazioni che il mio dovere e il vostro bene mi consiglieranno di darvi.

 

Ed ora a voi mi rivolgo, o pietosa Regina della Nigrizia. Acclamandovi nuovamente Madre amorosa di questo Vicariato Apostolico dell’Africa Centrale, alle mie cure commesso, oso supplicarvi a ricevere solennemente sotto la vostra protezione me e tutti i miei figli per custodirci dal male e dirigerci al bene. O Maria, o Madre di Dio, il gran popolo dei neri attende che voi affrettiate l’ora della loro salute: spianate gli ostacoli, disperdete i nemici, preparate i cuori, ed inviate sempre nuovi apostoli a queste remote contrade tanto infelici e bisognose.

 

Figli miei, io vi affido tutti in questo giorno solenne alla pietà dei Cuori di Gesù e di Maria, e nell’atto di offrire per voi il più accettevole dei sacrifici all’Altissimo Iddio, lo prego umilmente di versare sulle anime vostre il sangue della redenzione, per rigenerarle, per risanarle, per abbellirle a seconda dei vostri bisogni, affinché questa santa missione sia feconda di salute a voi, e di gloria a Dio. Così sia».

 

Omelia di Daniele Comboni, Khartoum (11/5/1873)




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