Al-Kantara – dicembre 2015
Mostafa El Ayoubi

Il 2015 rimarrà impresso nella memoria dei francesi. All’inizio di gennaio i terroristi hanno compiuto un massacro nella redazione di Charlie Hebdo a Parigi. E il 13 novembre sono tornati di nuovo a colpire. L’ampiezza dell’attentato questa volta è stata enorme, tale da costringere il presidente francese Hollande a dichiarare lo stato di emergenza. A compiere questo ennesimo atto criminale sono stati ancora una volta i jihadisti, che ormai quasi tutti firmano con il timbro Is (Gruppo stato islamico).

Il 12 novembre un attentato jihadista a Beirut ha causato la morte di una quarantina di cittadini libanesi: ilfatto è stata definito da qualche giornale «attacco a Hezbollah». Più pesante ancora il bilancio della tragedia dell’aereo russo precipitato il 31 ottobre nel Sinai (Egitto) a causa di una bomba a bordo: 224 morti. In questo caso le reazioni dei media sono state timide e c’è persino chi suggeriva che i russi se la sono cercata intervenendo militarmente in Siria. Il 10 ottobre un’operazione kamikaze ad Ankara ha colpito un corteo di manifestanti uccidendo oltre 100 persone. Andando a ritroso, l’elenco è lungo. E tutte queste stragi dovevano essere fermamente condannate dalla “comunità internazionale”.

È innegabile che i jihadisti che si richiamano – indebitamente – all’islam siano i responsabili materiali di questi crimini. Tuttavia, è legittimo soffermarsi a riflettere se vi siano delle responsabilità morali e (geo)politiche dello stato francese in quello che è accaduto?

«Siamo in guerra», ha dichiarato il presidente Hollande in seguito all’ultimo attentato. «Una guerra che impone azioni militari in territori terzi e drastiche misure di sicurezza interna». In realtà la Francia è sempre stata in guerra, non per motivi umanitari ma per interessi geopolitici ed economici. Ha partecipato in prima linea alla distruzione della Libia, oggi diventata una base di smistamento dei jihadisti verso l’Africa nera, il Medio Oriente e l’Europa.

Lo stato francese è impegnato militarmente in Africa per spianare il terreno alle sue multinazionali (Total, Areva e altre). Più di 3000 soldati francesi si trovano nel Sahel e 1600 nel Centrafrica, impiegati in una guerra per il petrolio, il gas, l’uranio, l’oro, ecc. La Francia ha partecipato, con più di 4000 soldati dal 2001 al 2014, alla guerra in Afghanistan, paese geostrategicamente vitale. Secondo il New York Times (14/06/2010) gli Usa avevano scoperto ingenti giacimenti di materie prime e l’Afghanistan potrebbe diventare «l’Arabia Saudita del litio».

La “maledizione degli idrocarburi” che si è abbattuta su Libia e Iraq, sta devastando anche la Siria, non perché ne possieda tanto, ma per la sua posizione geostrategica: è uno dei passaggi ambìti per il transito delle risorse energetiche verso il Mar Mediterraneo. Nel 2011 la Siria ha firmato un accordo con l’Iraq e l’Iran per un gasdotto verso l’Europa, accordo che escludeva la Turchia e che avrebbe compromesso gli interessi delle petromonarchie arabe nel Medio Oriente. È questo uno dei motivi principali del coinvolgimento indiretto di Ankara, Riyad e Dahoa nella guerra contro Damasco. Questa guerra è stata appaltata ai vari gruppi jihadisti tra cui Al Nousra e Is.

Secondo James Clappa, direttore della Us National Intelligence, il 60% dei combattenti stranieri in Siria transita per la Turchia. E l’ex capo della Dgse (servizi segreti francesi) Alain Chouet ha dichiarato che la Francia è «coinvolta sistematicamente in diversi conflitti militari nel Medio Oriente, nel Sahel, in Somalia, in Nigeria ecc. Noi siamo alleati con coloro che da trent’anni sponsorizzano il fenomeno del terrorismo» (L’Umanité, 3 luglio 2015). Chouet fa riferimento all’Arabia Saudita, principale sponsor del jihadismo.

Secondo il settimanale Der Spiegel, la Francia ha venduto armi ai sauditi per un valore di 2.168 milioni di euro nel 2010 alla vigilia della famigerata “primavera” araba. Nel 2013, il 40% delle armi francesi è esportato verso il mondo arabo, di cui il 28% alla sola Arabia Saudita (Le Monde 29/01/2014). I sauditi sostengono gruppi jihadisti come Al Nousra – schedato dall’Onu come movimento terrorista – e il ministro degli esteri Fabius dice che questo gruppo «fa un buon lavoro» in Siria…

Questa è la verità che il governo francese deve avere il coraggio di raccontare ai parenti e agli amici delle vittime del terrorismo!

Clicca qui per leggere tutti gli articoli della rubrica di Mostafa El Ayoubi su Nigrizia.

Nella foto il presidente francese François Hollande.