L’opera ricostruisce oltre quarant’anni di attività della scuola italiana, statale e privata, in Etiopia. Elaborare un punto di vista ha certo richiesto, oltre a competenza, anche una buona dose di temerarietà. Perché colonialismo e post-colonialismo italico in Africa sono stati rimossi dalla memoria collettiva e solo un’esigua minoranza dell’opinione pubblica italiana è consapevole di che cosa hanno significato quelle imprese per i colonizzatori e soprattutto per i colonizzati.

E poi perché l’argomento, pur rilevante, prevede di incrociare un lettore che combini l’interesse per la storia e quello per la scuola. Gli autori, entrambi insegnanti, hanno lavorato nelle scuole statali italiane di Addis Abeba dal 2006 al 2015. Per svolgere la loro ricerca, che ha un’impostazione di tipo cronologico e copre l’arco temporale 1956-2000, hanno avuto accesso agli archivi storici dell’ambasciata italiana e delle scuole italiane.

Si sono dedicati all’impresa per due ragioni: «per un’esigenza personale di conoscenza della storia della collettività italiana residente in Etiopia e delle sua istituzioni educative»; «perché le istituzioni scolastiche italiane non sono mai state oggetto di una ricerca sistematica».

Il 1952 è la data in cui Etiopia e Italia ristabiliscono le relazioni diplomatiche e i circa 3mila italiani che vivono in Etiopia cominciano a darsi proprie strutture sociali ed educative, e provano ad aprire un dialogo con le istituzioni e la società etiopiche. Non è facile anche perché gli etiopici non hanno digerito né la guerra di aggressione che nel 1936 ha portato Mussolini a proclamare l’impero né tantomeno i 5 anni di feroce dominazione italiana, basti ricordare un nome: Rodolfo Graziani.

Tuttavia nell’anno scolastico 1956-57 sono aperte ad Addis Abeba una scuola elementare statale e una materna privata; nel 1957-58 la scuola media statale; nell’anno successivo l’istituto tecnico per geometri privato, in seguito statalizzato. A chi si rivolgono? In principio, prevalentemente agli italiani specie alle famiglie di modesta estrazione sociale; gli alunni etiopici che la frequentano sono perlopiù nati da unioni italo-etiopiche.

Ma piano piano la scuola italiana si guadagna un ruolo e diventa interessante anche per la piccola borghesia di Addis Abeba. Così lo storico dell’Africa Alessandro Triulzi (Università di Napoli “L’Orientale”) in prefazione: «È questo sfondo politico culturale di mescolanza linguistico-culturale – e di fondata persuasione che la convivenza con i passati dominatori malgrado tutto è possibile – che ha permesso il “successo” della scuola italiana».

Triulzi ricorda anche che nel periodo considerato il paese ha conosciuto tre forme di governo: l’imperiale di Haile Selassie, il socialista-sovietico del Derg e il federalismo etnico a guida tigrina.