Oggi nel Gr si parla del rapporto della missione Onu in Libia che documenta come da aprile a giugno siano 358 i civili assassinati nel conflitto; della crisi degli sfollati nel nordest della Nigeria e della bocciatura anche del primo ministro da parte delle opposizioni maliane. 

Libia: 358 vittime civili in 3 mesi

Sono 358 le vittime civili documentate dalla missione delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) dal primo aprile al 30 giugno scorso a causa del conflitto armato in corso nel paese. In particolare, nel secondo trimestre dell’anno vi sono stati 106 morti e 252 feriti. Si tratta di un incremento complessivo del 173% rispetto al primo trimestre dell’anno. I decessi sono aumentati del 65%, mentre i feriti del 276%. I combattimenti terrestri sono la causa principale delle vittime civili, causate anche da attacchi aerei e ordigni bellici. L’Usmil rinnova la richiesta alle parti in conflitto a cessare immediatamente tutte le operazioni militari e rispettare il diritto umanitario internazionale. La missione dell’Onu ribadisce la propria preoccupazione per gli attacchi indiscriminati e per quelli contro i civili.

Nigeria: per l’Onu quasi 2 milioni di sfollati nel nordest e non arrivano fondi

Peggiora l’insicurezza nel nordest della Nigeria. La protezione di quasi 2milioni di civili sfollati è tra le principali preoccupazioni per le Nazioni Unite.Il peggioramento della situazione ha interessato le stesse operazioni di aiuto, con tre operatori umanitari uccisi e un elicottero dell’Onu danneggiato da spari nello stato di Borno all’inizio di luglio. La crisi nella regione nordorientale, che è al suo 11° anno, non mostra alcun segno di attenuazione. Solo tra maggio e giugno, oltre 40mila persone sono state trasferite in campi già sovraffollati negli stati di Borno, Adamawa e Yobe. Inoltre la pandemia di COVID-19 ha esacerbato le vulnerabilità e le esigenze in tutta l’area, con 10,6 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza ora, rispetto ai 7,9 milioni di gennaio. Fino ad oggi, meno del 30% degli oltre 1.000 milioni di dollari di finanziamenti umanitari necessari per il 2020 è stato ricevuto.

Mali: l’opposizione chiede le dimissioni del primo ministro Boubou Cissé

In Mali, la mediazione tentata dalla Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale si è rivelata di nessuna efficacia perché troppo attenta a salvaguardare il presidente Boubacar Keita. E ora il movimento maliano 5G, che da mesi chiede le dimissioni di Keita, vuole che anche il primo ministro Boubou Cissé, da poco nominato da Keita, faccia un passo indietro e preannuncia per la settimana prossima la ripresa delle mobilitazioni di piazza. Lo ha detto in una conferenza stampa nella capitale Bamako l’imam Mahmoud Dicko, leader del movimento 5G, chiamando i maliani alla «disobbedienza civile». Anche l’opposizione politica è inquieta e teme che il regime si stia preparando ancora una volta a reagire con la forza. A questo proposito denuncia un recente acquisto di materiale antisommossa dall’ Algeria e dalla Guinea.