Oggi parliamo delle richieste di giustizia in Sudan ad un anno dai massacri del 3 giugno, del via libera del Sud Sudan alla costruzione di una base militare egiziana al confine con l’Etiopia e del processo in Tanzania al presunto finanziere del genocidio in Rwanda.

Sudan: a un anno dai massacri di Khartoum si chiede giustizia

Una serie di manifestazioni ha ricordato ieri nella capitale del Sudan, Khartoum e nella città gemella Omdurman, il massacro di 128 civili avvenuto un anno fa, quando le forze di sicurezza hanno assalito i partecipanti ad un sit-in pacifico nel quale si chiedeva che i generali che avevano rovesciato il dittatore, cedessero il potere ai civili. In una dichiarazione televisiva in occasione dell’anniversario, Abdalla Hamdok, il nuovo primo ministro dell’autorità di transizione civile e militare, ha promesso giustizia. Si attendono, in particolare, i risultati dell’inchiesta sui massacri, affidata a una commissione ad hoc, e il conseguente arresto dei responsabili, alcuni dei quali potrebbero ricoprire oggi posizioni politiche di rilievo.

Sud Sudan: via libera a una base militare egiziana al confine con l’Etiopia

Il governo del Sud Sudan ha accettato la richiesta egiziana di costruire una base militare vicino alla città di Pagak, nella contea nordorientale di Maiwut, al confine con l’Etiopia. Secondo fonti militari citate dal sito Sud Sudan News Now, la base potrebbe ospitare circa 250 truppe egiziane preparate «ad ogni evenienza». Il riferimento è alle tensioni che da anni intercorrono tra Il Cairo e Addis Abeba per la questione legata alla realizzazione della Grande diga etiopica della Rinascita (Gerd), sul fiume Nilo.

Il governo sudsudanese ha giustificato la concessione sostenendo che l’area in questione ha fortemente bisogno di essere sviluppata. E poi Juba non poteva negare il sì all’Egitto essendo «l’unico paese in Africa che è stato dalla nostra parte e continua ad esserlo». La zona di Pagak è stata una roccaforte dell’opposizione sud sudanese durante il conflitto civile.

Rwanda: sarà giudicato in Tanzania il presunto finanziere del genocidio 

Arrestato il 16 maggio alla periferia di Parigi, dopo una lunga latitanza, e accusato di essere uno dei pianificatori del genocidio in Rwanda del 1994 (almeno 500mila vittime in gran parte di etnia tutsi ma anche hutu moderati), Félicien Kabuga dovrà essere giudicato dal Tribunale penale internazionale di Arusha in Tanzania. Così ha stabilito la Corte d’appello di Parigi.

Gli avvocati difensori, che avevano chiesto che Kabuga fosse giudicato in Francia, hanno annunciato il ricorso in cassazione e quindi passeranno almeno altri due mesi prima di conoscere in quale sede si terrà il processo. Kabuga, 84 anni e uno stato di salute precario, è accusato di aver finanziato la milizia paramilitare hutu Interahamwe che ha avuto un ruolo di primo piano nel genocidio. L’imputato ha sempre negato ogni addebito e ha affermato davanti ai giudici francesi che intratteneva rapporti d’affari con ambienti tutsi e che non «avrebbe mai ucciso dei clienti».