Oggi parliamo delle alluvioni che stanno colpendo duramente il Kenya, dell’escalation del conflitto in Libia e delle tensioni che aumentano in Burundi in vista delle elezioni.

Quasi 200 morti per alluvioni in Kenya

Nelle ultime tre settimane inondazioni e frane nel settore occidentale del Kenya hanno ucciso 194 persone, provocando 100mila sfollati e mettendo a dura prova le infrastrutture e le vie di collegamento. A preoccupare sono anche le due grandi dighe Masinga e Turkwel, in cui l’acqua ha raggiunto livelli senza precedenti.

Ieri il ministro degli Interni Fred Matiang ha fatto sapere che funzionari della sicurezza stanno evacuando i residenti nelle aree ad alto rischio. Il dipartimento meteorologico del Kenya prevede che la forte pioggia, aumentata dalla metà di aprile, continuerà nelle aree già colpite nelle prossime settimane.

Escalation del conflitto in Libia

Il conflitto in Libia sta subendo un’escalation importante, tra le cause dell’impennarsi delle fughe via mare dei migranti. Tra martedì e ieri pomeriggio, la base aerea di Al Watiya, una delle ultime roccaforti dell’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar in Tripolitania, è stata bersagliata da 24 raid aerei, praticamente uno ogni ora. Per uscire dall’assedio, il generale ha prima bombardato un quartiere residenziale di Tripoli, uccidendo una famiglia.

E ieri sera, con un raid aereo, l’Esercito nazionale libico ha colpito l’accademia militare della città- stato di Misurata, storica alleata di Tripoli. Si ritiene che sia stato colpito un deposito di munizioni. Nel frattempo il quotidiano tedesco Frankfurter Allgmeine Zeitung ha pubblicato oggi il resoconto di un rapporto confidenziale Onu in cui si afferma che sarebbero attualmente presenti in Libia tra gli 800 e 1.200 mercenari del gruppo Wagner, contractor russi, al fianco di Haftar.

Sale la tensione in Burundi in vista delle elezioni

Si sta surriscaldando la campagna elettorale in Burundi a 13 giorni dalle elezioni generali. Elezioni che, secondo molti osservatori, confermeranno l’assetto di potere del presidente uscente Pierre Nkurunziza, il quale non ha potuto candidarsi per la quarta volta ma ha incaricato un suo uomo, Evariste Ndayishimiye, di fare le sue veci.

Ieri la polizia ha arrestato 64 sostenitori del principale partito di opposizione, il Consiglio nazionale della libertà di Agaton Rwasa, candidato alla presidenza: sono accusati di aver provocato scontri di piazza nel corso dei quali sono morti due militanti del partito di Nkurunziza, il Consiglio nazione per la difesa della democrazia.

L’ong internazionale Human Right Watch denuncia che in Burundi le forze di sicurezza e i miliziani Imbonerakure (che fanno capo al partito di Nkurunziza) stanno reprimendo i partiti di opposizione e le testate giornalistiche indipendenti