Oggi parliamo di una manifestazione di protesta svolta nonostante il divieto in Algeria, dei sit-in davanti alle prefetture per chiedere la regolarizzazione dei migranti in Italia e dell’apertura nella Rd Congo del processo a Vital Kamerhe, braccio destro del presidente.

Proteste violano il lockdown in Algeria

Una manifestazione svolta ieri vicino a Tizi-Ouzou, in Cabilia (nell’Algeria nordorientale) è stata la prima violazione, da metà marzo, del divieto in Algeria di qualsiasi forma di riunione. Immagini pubblicate sui social network mostrano centinaia di persone in marcia. È una «manifestazione per sostenere i cinque giovani attivisti (del movimento Hirak) convocati alla stazione di polizia», ha scritto, senza ulteriori dettagli sulla sua pagina Facebook, il deputato locale del Movimento per la cultura e la democrazia, Mohamed Cherif Fahem, che ha preso parte alla mobilitazione. Dall’inizio dell’epidemia, ai primi di marzo, e dopo la cessazione forzata delle manifestazioni, i cittadini e le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato la repressione che ha avuto luogo contro oppositori politici, giornalisti e media indipendenti.

Regolarizzare i migranti in Italia: sit-in davanti alle prefetture 

Regolarizzare tutte e tutti coloro che si trovano in Italia senza documenti o in condizioni di precarietà giuridica. Fornendo un permesso di soggiorno per attesa occupazione alle persone migranti presenti sul territorio italiano. Con questa richiesta, che rifiuta la visione utilitaristica del governo, la campagna “Siamo qui. Sanatoria subito”, promossa da Legal Team Italia, Campagna LasciateCIEntrare, Progetto Melting Pot Europa e Medicina Democratica, lancia un’iniziativa popolare di protesta davanti alle prefetture o altri luoghi simbolici per giovedì 14 maggio. Alla richiesta di una sanatoria che regolarizzi la presenza di tutti i migranti, si aggiunge la proposta di creare un osservatorio territoriale per monitorare l’applicazione decreto governativo di regolarizzazione, di cui si parla ormai da mesi.

Rd Congo: iniziato il processo a Kamhere 

Si è aperto questa mattina a Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, il processo a Vital Kamerhe, capo di gabinetto del presidente Félix Tshisekedi, accusato di appropriazione indebita di fondi pubblici destinati a finanziare il “programma dei 10 giorni”: un’operazione infrastrutturale, lanciata la primavera del 2019, che prevede la costruzione di case popolari, scuole e strade. Kamerhe, che era stato arrestato l’8 aprile e interrogato a lungo dalla procura, ha sempre negato ogni addebito e chiesto di essere messo a confronto con i membri della commissione che gestisce il “programma dei 10 giorni”. Questo processo avrà ricadute sul governo del paese in quanto Kamerhe – che ad oggi è ancora il braccio destro del presidente – è a capo del partito Unione per la nazione congolese che ha costituito con il partito del presidente Tshisekedi un’alleanza, Rotta per il cambiamento, che sta governando dal gennaio del 2019 e che ha tra i suoi punti qualificanti la lotta alla corruzione.