Proteste per le dimissioni del presidente Keita in Mali (Credit: tellerreport.com)

Oggi parliamo delle proteste per le dimissioni del presidente represse con violenza in Mali, della caduta del governo in Tunisia e di nuove leggi a favore di democrazia e diritti in Sudan.

 

Mali: manifestazioni di protesta, 11 i morti e decine i feriti

Continua a essere teso il clima politico in Mali, dove si susseguono, soprattutto nella capitale Bamako, manifestazioni organizzate dal Movimento 5 giugno che chiede le dimissioni del presidente Boubacar Keïta e punta a una rifondazione del paese saheliano. Il governo risponde con la repressione – negli ultimi giorni si contano 11 morti e decine di feriti – e con qualche manovra di conciliazione.

Keïta ha fatto marcia indietro abrogando il suo decreto di nomina di alcuni membri della Corte costituzionale e si è detto disponibile a seguire la raccomandazioni della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale che ha suggerito alle autorità maliane di ripetere il voto legislativo di marzo in quelle zone in cui i risultati sono stati contestati dagli elettori. Intanto l’imam Mahmoud Dicko, punto di riferimento del Movimento 5 giugno, ha chiamato i suoi alla calma.

Tunisia: Ennahdha rompe con il governo, si apre la crisi istituzionale

Il partito islamista Ennahdha, in maggioranza nel parlamento tunisino, ha deciso di rompere con l’attuale governo, guidato da Elyes Fakhfakh. L’annuncio è arrivato ieri sera dal portavoce del partito, Imed Khmiri. La decisione è arrivata al termine del Consiglio della Shura (la camera bassa del partito), e prevede che sia il presidente del partito, Eached Ghannouchi, il responsabile dello svolgimento dei colloqui, inevitabili a questo punto per la formazione del nuovo governo.

Per Khmiri «la nuova formazione governativa porrebbe fine all’attuale crisi politica nel paese, diventata critica, ed esacerbata da condizioni economiche e sociali sfavorevoli, nonché dal sospetto di conflitti di interesse legati all’attuale capo del governo».

Sudan: ratificate nuove leggi a favore della democrazia e dei diritti 

Venerdì scorso, il presidente del Consiglio Sovrano del Sudan Abdelfattah El Burhan, ha firmato due nuove leggi e modifiche ad altre due leggi, in un passo verso l’attuazione della Dichiarazione costituzionale del 2019.

In particolare è stata approvata la proposta di legge di riforma del sistema giuridico e giudiziario, e la legge che stabilisce riforme in materia di diritti umani e libertà mediante l’abolizione o la modifica di articoli di legge, come le mutilazioni genitali femminili o il permesso di un maschio della famiglia per le donne che devono viaggiare fuori dal paese. Abolito anche il reato di apostasia e concesso ai non musulmani (il 3% della popolazione) in consumo e la vendita di bevande alcoliche. Il ministero della giustizia ha dichiarato che questi passaggi sono considerati essenziali per soddisfare gli standard giudiziari internazionali.