Oggi parliamo dell’uccisione di un governatore locale del Puntland in Somalia, rivendicata da al-Shabaab, di vittime civili per il lancio di razzi su un rifugio per profughi a Tripoli, in Libia, e dell’arresto a Parigi un presunto ex-genocidario rwandese.

Somalia: al-Shabaab rivendica l’uccisione di un governatore in Puntland 

Il portavoce delle operazioni militari di al-Shabaab in Somalia, Abdiasis Abu Musab, ha rivendicato l’uccisione di Ahmed Muse Nur, governatore di Mudug, regione nello stato semi-autonomo del Puntland. Il politico è stato ucciso ieri a Galkayo, assieme al fratello, a due sue guardie del corpo e all’autista dell’auto su cui viaggiava, colpita da un’autobomba guidata da un’attentatore suicida.

Descritto come un veterano della politica della regione, Nur è il secondo governatore del Puntland assassinato da attentatori suicidi in due mesi. Il 29 marzo era toccato al governatore della regione di Nugal, Abdi-salam Hassan Hersi, ucciso nella città di Garowe.

Libia: Razzi su un rifugio per profughi a Tripoli

In Libia è di almeno 7 morti e 17 feriti il bilancio di un bombardamento con razzi, caduti nella notte tra sabato e domenica su un rifugio per profughi a Tripoli, nel quartiere di Al Furnaj. Lo riferisce il Field medicine and support center sulla sua pagina Facebook. Il ministero della Sanità di Tripoli ha confermando il bilancio provvisorio di 7 vittime civili, accusando dell’attacco gli uomini del generale Khalifa Haftar.

Ormai a Tripoli non si risparmiano attacchi a obiettivi sensibili. È della settimana scorsa la denuncia delle Nazioni unite, secondo cui sarebbero 17 gli attacchi contro strutture sanitarie compiuti dall’inizio dell’anno. L’ultimo giovedì scorso, quando sono stati colpiti l’ospedale centrale di Tripoli e alcune aree residenziali limitrofe, con un bilancio di 14 feriti, tra cui alcuni bambini.

Rwanda: arrestato a Parigi un presunto ex-genocidario

Dopo una latitanza durata 22 anni, è stato arrestato alla periferia di Parigi Félicien Kabuga, accusato di essere uno dei pianificatori del genocidio in Rwanda del 1994 che costò la vita ad almeno 500mila persone di etnia tutsi e hutu che non si riconoscevano nella politica dell’allora presidente hutu Juvénal Habyarimana.

Kabuga, 84 anni, aveva creato poche settimane prima dell’inizio dei massacri – il 6 aprile 1994 – il Fondo per la difesa nazionale che, secondo l’accusa del procuratore del Tribunale penale internazionale per il Rwanda, «è servito per l’acquisto di armi, di mezzi di trasporto e di uniformi per l’esercito burundese e per i giovani del partito del presidente, le milizie Interahamwe».

Kabuga, che «risiedeva in Francia sotto falsa identità da molti anni», sostengono fonti giudiziarie, deve anche rispondere del suo ruolo di presidente della Radio-televisione delle mille colline che è stata strumento di propaganda del governo e che ha incitato al genocidio.