Insicurezza alimentare acuta in Centrafrica

Oggi parliamo dell’allarme per la crescita dell’insicurezza alimentare acuta nella Repubblica Centrafricana, della scarsa chiarezza sull’incarcerazione di politici e giornalisti in Etiopia, e delle proteste contro le nomine dei membri della commissione elettorale nella Rd Congo.

Repubblica Centrafricana: comitato di lotta contro l’insicurezza alimentare

In Centrafrica, sono più di due milioni, cioè il 40% della popolazione, le persone che soffrono di acuta insicurezza alimentare, dovuta agli spostamenti di popolazione e a continui episodi di violenza che impediscono la coltivazione dei campi e quindi una normale produzione di derrate alimentari di sussistenza.

Di fronte a queste difficoltà, nella capitale Bangui è stato creato un comitato nazionale di lotta all’insicurezza alimentare. Da Roma, la FAO fa sapere che il Centrafrica è uno dei 27 paesi nel mondo con il più alto rischio di deterioramento della propria situazione alimentare, a causa del Covid-19.

Etiopia: Amnesty chiede chiarezza sull’incarcerazione dei leader dell’opposizione

In una dichiarazione pubblicata il 18 luglio, Amnesty International ha chiesto alle autorità etiopiche di rivelare il destino dei leder dell’opposizione e dei giornalisti arrestati in seguito alle proteste che hanno insanguinato il paese a partire dal 29 giugno. Le proteste seguite all’assassinio di un importante artista e attivista di etnia Oromo, e la repressione della polizia, hanno causato almeno 177 morti e centinaia di feriti.

Nella provincia di Addis Abeba e in tutta la regione Oromia, la polizia ha arrestato almeno 5.000 persone, molte delle quali, denuncia Amnesty, sono scomparse nel nulla. Tra gli arrestati figurano importanti politici del Fronte di liberazione dell’Oromo, all’opposizione oltre a un numero imprecisato di giornalisti.

Rd Congo: proteste pacifiche contro le nomine della Ceni 

La Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) che sarà chiamata a gestire le elezioni generali del 2023 nella Rd del Congo non può essere gestita da persone che hanno avuto un ruolo di responsabilità nella precedente commissione, quella che ha consentito il travisamento dei risultati delle urne nel dicembre 2018 e portato al potere il presidente Tshisekedi con il sostegno di Joseph Kabila.

È il senso dell’ennesima manifestazione pacifica che si è tenuta ieri nella capitale Kinshasa, promossa dal Comitato laico di coordinamento, organizzazione affiliata alla Chiesa cattolica. Cattolici e protestanti rifiutano la candidatura Ronsard Malonda, considerato uno dei manipolatori del voto del 2018 e designato da altre denominazioni religiose, tra cui la Chiesa kimbanguista. Di norma a presiedere la Ceni è un candidato presentato dalla confessioni religiose, candidato scelto per consenso o con una votazione a maggioranza.