Oggi parliamo dell’accordo di Grecia, Cipro, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti contro l’ingerenza turca in Libia, della caduta del governo di Thomas Thabane in Lesotho e delle denunce del candidato dell’opposizione alla presidenza in Burundi.

Coalizione a quattro contro ingerenze turche in Libia

I ministri degli esteri di Grecia, Cipro, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti hanno denunciato le «attività illegali turche in corso» nella zona economica esclusiva di Cipro e nelle sue acque territoriali. Per quanto riguarda la Libia, i ministri hanno ribadito che i due memorandum d’intesa firmati lo scorso novembre fra Ankara e Fayez al-Sarraj, presidente del governo di accordo nazionale, violano il diritto internazionale e l’embargo sull’arrivo di armamenti in Libia.

Il ministero degli esteri egiziano ha posto l’accento sulla condanna «degli interventi turchi in Libia e nel Mediterraneo» chiedendo di fermare l’afflusso di combattenti stranieri dalla Siria. Ieri, intanto, l’Osservatorio siriano ha dichiarato che sono saliti a 279 il numero dei combattenti siriani uccisi in Libia, dove sono giunti nei mesi scorsi tramite la Turchia, in aiuto alle forze di al-Sarraj.

Lesotho: cade il governo Thabane

In Lesotho, piccolo paese enclave del Sudafrica, è caduto ieri il governo del primo ministro Thomas Thabane dopo che tre dei quattro partiti della maggioranza hanno ritirato il sostegno all’ottantenne premier, accusato, assieme all’attuale consorte, dell’uccisione dell’ex moglie nel 2017.

La scorsa settimana il re Letsie III ha approvato una legge che impediva a Thabane di sciogliere il parlamento e di convocare le elezioni in caso di voto di sfiducia nei suoi confronti. Ieri il portavoce del parlamento ha dichiarato il primo ministro dovrà dimettersi entro il 22 maggio e che nelle successive due settimane sarà nominato un nuovo governo.

Burundi: Agaton Rwasa scrive alla Commissione elettorale

Con una lettera al presidente della Commissione elettorale del Burundi, Agathon Rwasa – il principale oppositore e candidato alla presidenza – ha sottolineato le gravi mancanze che stanno caratterizzando il percorso che porterà al voto del 20 maggio, quando i burundesi dovranno scegliere il capo dello stato e rinnovare il parlamento e le amministrazioni locali.

Rwasa denuncia che ancora non sono state rese pubbliche le liste elettorali definitive, dopo la pubblicazione di quelle provvisorie lo scorso dicembre. Nella lettera, che invita il presidente della Commissione elettorale di agire alla svelta, si afferma anche che la gestione dei seggi elettorali – contrariamente a quanto prevede il codice elettorale – è di fatto in mano a uomini del partito al potere, il Consiglio nazionale per la difesa della democrazia.