Oggi parliamo della pioggia di missili questa mattina su Tripoli, in Libia, di nuovi sciami di locuste in Africa orientale e della Pasqua, celebrata senza restrizioni in Burundi.

Pioggia di missili su Tripoli

Dopo la riconquista, da parte delle forze del governo di unità nazionale di Al-Serraj, delle città costiere di Sorman e Sabratha, strappate ieri al controllo delle milizie del generale Haftar, decine di missili hanno colpito questa mattina la capitale libica. Le forze del governo riconosciuto dall’Onu accusano quelle di Haftar di volersi vendicare dopo la perdita delle due città. 
Nel frattempo torna l’acqua nella capitale. L’etnia di al-Shwerif ha annunciato che consentirà la ripresa dell’approvvigionamento idrico a Tripoli, dopo giorni di interruzione come tattica di pressione sul Governo di accordo nazionale per garantire il rilascio di un membro del suo clan. Per una settimana più di due milioni di persone, tra cui 600 mila bambini, che vivono a Tripoli e nelle città circostanti, hanno sofferto per l’interruzione del rifornimento idrico. 
Secondo Alarm Phone, il servizio di contatto di emergenza in supporto ai salvataggi, almeno 1.000 persone hanno lasciato la Libia nell’ultima settimana a causa della guerra.

Africa orientale, tornano le locuste

Una seconda generazione di locuste del deserto si sta abbattendo su vaste aree dell’Africa orientale. In Etiopia gli sciami hanno devastato quasi 200mila ettari di terreni agricoli e reso necessari aiuti alimentari di emergenza per un milione di persone. Le abbondanti piogge degli ultimi mesi hanno favorito la nascita di miliardi di voraci insetti, i cui vasti sciami stanno colpendo anche Somalia, Kenya, Gibuti, Eritrea, Tanzania, Sudan e Uganda. Le Nazioni Unite stimano che questa seconda ondata sarà 20 volte peggiore della prima, arrivata due mesi fa dal deserto dello Yemen. La Fao parla di una situazione “estremamente allarmante” anche perché gli sforzi per arginare la devastazione, sono complicati dalla pandemia di coronavirus.

Burundi: chiese stracolme e stadi aperti

Mentre per Pasqua il mondo intero è restato in casa e le chiese sono rimaste vuote, con celebrazioni solo in streaming, nel paese di Pierre Nkurunziza, al potere dal 2005, si sono viste, unico paese in Africa, le chiese stracolme di fedeli, accorsi a celebrare la vittoria di Cristo sulla morte. In Burundi dunque, niente gente chiusa in casa: né reclusione, né quarantena…è raccomandato solo di lavarsi le mani con il sapone. Colmi anche gli stadi, perché laggiù il campionato nazionale di serie A – il solo campionato di football con quelli di Bielorussia, Tagikistan e Nicaragua a non essere annullato – continua ad attirare le folle, come se niente fosse. Sabato 11 aprile, lo stadio Intwari a Bujumbura ospitava addirittura due match validi per la coppa del presidente. Ufficialmente in questo paese di 11 milioni di abitanti, i casi di positivi al virus sono ufficialmente tre. Niente misure restrittive dunque. 

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