I rappresentanti dell’Ecowas (Cedeao) in occasione della 56ª sessione ordinaria della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale ad Abuja il 21 dicembre 2019

Oggi parliamo della crisi politica in Mali, della decisione della Corte suprema burundese di rifare il processo all’attivista Rukuki e della crescita esponenziale del numero di migranti in arrivo dalla Tunisia.

 

Mali: situazione politica in stallo

Rimane sempre in fase di stallo la mediazione della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (Cedeao) per tentare di normalizzare la crisi politica in Mali. L’ultima proposta della Cedeao è che si dimettano i 33 deputati le cui modalità di elezione sono messe in dubbio dall’opposizione e che si dia corso a un governo di unità nazionale. Ma l’opposizione pone come passaggio indispensabile per costruire un nuovo equilibrio politico le dimissione del presidente Boubacar Keita. Su questo punto non è disposta a seguire nemmeno le sollecitazione del consiglio di sicurezza dell’Onu e ha già annunciato un nuovo ciclo di manifestazioni di piazza a partire dal 4 agosto. Intanto Keita, quaranta giorni dopo le dimissioni della compagine governativa, ha formato ieri un governo di sei ministri presieduto da Boubou Cissé. Per il presidente è questa la squadra che dovrà negoziare la formazione del governo di unità nazionale.

Burundi: la Corte cancella la condanna all’attivista Rukuki 

La Corte suprema del Burundi ha deciso di cancellare la sentenza d’appello che aveva condannato in via definitiva l’attivista Germain Rukuki a 32 anni di carcere per «ribellione e attentato alla sicurezza dello stato». La più alta giurisdizione del paese ha stabilito che Rukuki ha subito «una violazione dei suoi diritti civili e politici» e che dunque il processo va rifatto. L’arresto e la condanna dell’attivista sono accaduti negli anni di crisi politica seguiti all’elezione nel 2015 del presidente Nkurunziza (morto l’8 giugno di quest’anno), anni in cui gli oppositori erano nel mirino del regime. Da parte di alcuni esponenti della società civile burundese questa decisione della Corte suprema viene interpretata come un gesto di apertura del presidente Evariste Ndayihimiye, il cui mandato presidenziale è iniziato il 18 giugno scorso. Se si tratta di un segnale di discontinuità rispetto alla gestione Nkurunziza, lo si vedrà nei prossimi mesi.

Migranti: in aumento nel 2020 quelli che arrivano dalla Tunisia

Sono 950 i migranti sbarcati dal 24 al 27 luglio, secondo i dati diffusi dal Viminale. Dall’inizio dell’anno sono 12.228, in aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In questo contesto, i migranti tunisini continuano a essere i primi per nazionalità dichiarata al momento dello sbarco: ben 4.354, e rappresentano il 36 % del totale. E queste partenze sono state oggetto dell’incontro di ieri tra la ministra dell’interno italiana Luciana Lamorgese con il presidente tunisino Kais Saied. Visita avvenuta in un momento delicato della situazione politico-economica del paese nordafricano. Dopo le dimissioni del primo ministro Elyes Fakhfakh, nel fine settimana il capo dello Stato ha affidato l’incarico di formare un nuovo esecutivo a Hicham Mechichi. Quest’ultimo avrà un mese per formare una coalizione. Se non ce la farà, si andrà al voto.