Oggi parliamo del radicale taglio della spesa pubblica in Algeria, del Marocco, tra i tre paesi più eco-sostenibili al mondo e delle contestazioni dei risultati delle legislative in Mali.

Taglio radicale della spesa pubblica in Algeria

L’Algeria ha annunciato il terzo taglio della spesa pubblica nel 2020, aumentando la riduzione dal 30 al 50 per cento. A incidere sulla decisione il forte calo dei guadagni energetici che ha aumentato la pressione sull’economia del paese nordafricano, il più vasto del continente africano e fra i principali fornitori di gas naturale dell’Italia. I fondi destinati alla spesa pubblica passano dai 59 miliardi di euro previsti a novembre, a 29,5 miliardi di euro.

Per scongiurare il rischio di riacutizzare le tensioni sociali dopo la “tregua” del coronavirus, in un paese che resta fortemente dipendente dai sussidi statali, l’esecutivo ha deciso di aumentare del 10 per cento il salario minimo nazionale garantito e di eliminare l’imposta sul reddito per i dipendenti i cui salari sono uguali o inferiori a 30.000 dinari (238 dollari circa). I tagli alla spesa del governo, quindi, ricadranno in gran parte sulle società algerine a partecipazione statale e sui progetti di sviluppo.

Marocco virtuoso per le politiche sul clima

Il Marocco mantiene il podio nella particolare classifica che certifica i paesi che più attuano azioni a vantaggio del clima. Si tratta del Climate Performance Index 2020 redatto da oltre 1.300 organizzazioni non governative impegnate sulle questioni climatiche in oltre 120 paesi. Rabat si classifica terza alle spalle di Svezia e Danimarca. I criteri utilizzati per l’indice comprendono le emissioni nazionali di gas a effetto serra, le energie rinnovabili, la politica climatica e il consumo di energia.

Negli ultimi cinque anni il Marocco ha aumentato i suoi sforzi incrementando in modo significativo la quota di energie rinnovabili nel suo mix energetico. Il paese, infatti, ha la più grande centrale solare del mondo e numerose centrali eoliche. E si è posto come obiettivo di produrre il 52 per cento della sua energia dall’energia solare entro il 2030.

Mali: contestazioni ai risultati delle legislative

Gli elettori maliani non hanno accolto positivamente i risultati definitivi, proclamati dalla Corte costituzionale, delle elezioni legislative che si sono temute in due turni tra marzo e aprile. E sono scesi in piazza ieri sia nella capitale Bamako che in altri centri del paese saheliano. La Corte ha attribuito al partito del presidente Boubacar Keita – l’Adunata per il Mali – dieci deputati in più rispetto ai dati provvisori forniti dalla Commissione elettorale.

In questo modo, l’Adunata per il Mali ottiene 53 seggi parlamentari sul 143 e dunque potrà imbastire una maggioranza di governo andando a pescare tra la sessantina di eletti disseminati in 18 piccole formazioni politiche. I due maggiori partiti di opposizione, l’Alleanza per la democrazia in Mali e l’Unione per la repubblica e la democrazia, hanno raccolto complessivamente meno di quaranta deputati. Le manifestazioni che contestano le decisione della Corte costituzionale continuano anche oggi.