Oggi parliamo della morte improvvisa del presidente del Burundi Pierre Nkuruziza, del trasferimento alla Cpi del leader della milizia sudanese dei janjaweed e della morte in custodia di polizia di un giornalista in Camerun.

Burundi: morto il presidente Pierre Nkuruziza

“Il governo della repubblica del Burundi annuncia con immensa tristezza la morte inaspettata di sua eccellenza Pierre Nkurunziza, presidente della Repubblica del Burundi, avvenuta all’ospedale del Cinquantenaire di Karusi a seguito di un arresto cardiaco l’8 giugno 2020”. Così un tweet del profilo ufficiale del governo del Burundi, pubblicato nel tardo pomeriggio del 9 giugno.

Un annuncio che ha colto di sorpresa il mondo intero. E che ha dato adito a tante voci, compresa quella che la morte del presidente burundese sia legata al covid-19, la cui presenza nel paese era stata negata.

A succedergli è il generale Evariste Mdayishimiye, eletto a suffragio universale il 20 maggio scorso, elezione contestata dall’opposizione. Il nuovo presidente che ufficialmente avrebbe dovuto essere insediato il 20 agosto prossimo per un settennato rinnovabile una sola volta, non avrà più l’ombra onnipresente di colui che per tre mandati è stato alla testa del piccolo paese nel cuore dell’Africa. Saprà approfittarne per rimettere il paese sui binari della politica africana e internazionale da cui è attualmente tagliato fuori?

Sudan: Trasferito alla Corte penale internazionale un leader dei janjaweed

Ali Kushayb, il leader della milizia filo-governativa sudanese janjaweed, attiva nella regione occidentale del Darfur, è stato trasferito ieri alla Corte Penale Internazionale dell’Aja. Su di lui pendono capi d’accusa per 28 crimini di guerra e 22 crimini contro l’umanità compiuti in Darfur tra il 2003 e il 2004. Kushayb, ricercato dal 2007, è stato arrestato in Repubblica Centrafricana.

Secondo l’accusa è implicato in 504 omicidi, stupri, saccheggi e nella fuga dalle loro case di 41mila civili. Kushayb è il primo sospettato sudanese ad essere trasferito all’Aja. Altri cinque mandati di arresto relativi al Darfur sono ancora in sospeso, tra cui quello dell’ex presidente sudanese Omar El-Bashir, accusato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, proprio per l’uso dei janjaweed contro i civili.

Camerun: polemiche per la morte in custodia di un giornalista

Arrestato dalla polizia il 2 agosto del 2019 nella regione anglofona del sudovest del Camerun con l’accusa di esser complice degli indipendentisti anglofoni, di lui non si è più saputo nulla fino a venerdì scorso quando il ministero della difesa ha reso noto che era morto di setticemia 15 giorni dopo l’arresto. Ma Samuel Wazizi, 35 anni, giornalista di una televisione locale a Buea, al momento dell’arresto era in buona salute.

Reporter sans frontières ha definito «indecenti» le spiegazioni prodotte dal ministero della difesa. La famiglia e gli avvocati che seguono la vicenda chiedono la restituzione del corpo per l’autopsia e la sepoltura. E chiedono anche un’inchiesta indipendente che accerti la cause della morte. Le organizzazioni locali di difesa dei diritti umani e il sindacato dei giornalisti hanno anche tentato di organizzare ieri delle manifestazioni a Buea, Bamenda e Douala, ma non hanno potuto farlo a causa di una vasto piegamento di forze di polizia