Oggi parliamo dei dati Frontex sull’arrivo di migranti in Europa, di scontri con la polizia durante proteste per il blocco della circolazione in Guinea e delle tensioni tra Etiopia, Sudan ed Egitto per la grande diga etiopica sul Nilo.

Dati Frontex sugli arrivi di migranti in UE

Secondo i dati pubblicati da Frontex, l’agenzia europea che monitora le frontiere, il numero di migranti che hanno cercato di attraversare i confini europei in aprile, è diminuito dell’85% rispetto a marzo. Il calo riguarderebbe le rotte del Mediterraneo orientale verso la Grecia, che registra da gennaio ad aprile un -18%, e del Mediterraneo occidentale, verso la Spagna, con un -53%. Non è così per gli altri due ingressi all’Europa, in cui si registra invece un aumento considerevole. La rotta dei Balcani ha segnato, da gennaio ad aprile, il 60% in più di arrivi, mentre quella del Mediterraneo centrale, da Libia e Tunisia verso Malta e Italia, è cresciuta del 331%. Delle 4.064 persone arrivate sulla rotta del Mediterraneo, 3.465 sono sbarcate sulle coste del nostro paese, soprattutto a Lampedusa e in Sicilia.

Scontri per il lockdown in Guinea

Almeno sei persone sono rimaste uccise in scontri con la polizia in Guinea durante proteste contro posti di blocco allestiti per impedire la circolazione stradale, nell’ambito delle misure per contrastare la diffusione del coronavirus. «Ci sono cinque morti a Coyah e uno a Dubreka», ha detto il portavoce della polizia, riferendosi a due cittadine vicine alla capitale Conakry. Il portavoce ha aggiunto che i manifestanti protestavano contro il blocco della circolazione tra la capitale e il resto del paese. La Guinea è tra i paesi dell’Africa occidentale più colpiti dalla diffusione del Covid-19, con 2.213 casi finora accertati e 11 morti. Tra il 2013 e il 2016 l’epidemia di Ebola aveva ucciso 2.500 persone nel paese.

Etiopia intransigente sull’avvio della Gerd

L’Etiopia ha confermato lunedì che a luglio inizierà il riempimento della controversa Grande diga della Rinascita (Gerd), in via di completamento sul Nilo e oggetto di un’annosa controversia, tutt’ora irrisolta, con Sudan ed Egitto. I due paesi a valle del fiume temono che il gigantesco impianto idroelettrico possa ridurre drasticamente il loro vitale approvvigionamento idrico. L’annuncio etiope è stato fatto in un momento di stallo dei negoziati, dopo il rifiuto del Sudan di firmare un accordo proposto da Addis Abeba. Nonostante gli sforzi diplomatici internazionali per raggiungere un accordo condiviso, l’Etiopia appare dunque determinata a mantenere la linea dell’intransigenza.