Oggi parliamo di nuovi arresti e violazioni dei diritti umani in Egitto e Algeria, del rinvenimento di una fossa comune risalente al regime di El-Bashir in Sudan e della richiesta di giustizia fatta da Amnesty International al presidente della Rd Congo per 320 manifestanti uccisi dal suo predecessore.

Nuovi arresti e violazioni dei diritti umani in Egitto e Algeria

Le autorità egiziane hanno arrestato il giornalista, 65enne, Mohamed Monir (nella foto), collaboratore di al Jazeera con l’accusa di diffondere notizie false. Si tratta dell’ennesimo tentativo del governo di reprimere la libertà di stampa. Lo ha riferito il suo avvocato, Nabeh el-Ganadi. Monir, prelevato da agenti di sicurezza in borghese dal suo appartamento a Giza, aveva pubblicato filmati di sorveglianza sulla sua pagina Facebook, che mostravano decine di agenti di polizia, pesantemente armati, che facevano irruzione nella sua casa per perquisirla quando lui non si trovava lì.

E il rispetto dei diritti umani torna a farsi sentire anche in Algeria dove le autorità algerine hanno arrestato 3 noti attivisti del movimento di protesta Hirak: Hakik Addad, Zoheir Keddam e Fodil Boumala. È quanto ha reso noto il vicepresidente della Lega algerina per la difesa dei diritti umani, Said Salhi.

Sudan: rinvenuta una fossa comune risalente al regime di El-Bashir

La magistratura sudanese ha annunciato la scoperta di una fossa comune con decine di corpi a sud-est della capitale Khartoum che si sospetta contenga i resti di studenti uccisi nel 1998 mentre tentavano di fuggire dal servizio militare, imposto dal regime dell’allora presidente Omar El-Bashir, nel campo di addestramento di Al-Eifalon.

Il rinvenimento è stato possibile grazie alle testimonianze raccolte da un comitato incaricato di indagare sugli omicidi, parte del programma avviato dal nuovo governo di transizione per smantellare gli apparati del vecchio regime islamista e fare luce sulle atrocità commesse in 30 anni di dittatura militare.

Rd Congo: Amnesty chiede giustizia per le vittime della polizia

Con un rapporto diffuso a Bruxelles, Amnesty International ricorda al presidente della Repubblica democratica del Congo, Félix Tshisekedi, che non sta mantenendo le promesse fatte quando ha prestato giuramento il 24 gennaio 2019. E cioè di garantire giustizia alle famiglie che hanno avuto dei congiunti uccisi dalle forze di sicurezza nel corso di manifestazioni di piazza tra il 2015 e il 2018, quando era presidente Joseph Kabila. Le vittime sono 320.

Il rapporto consiste in 115 interviste alle famiglie delle vittime e ai sopravvissuti alle repressione di quegli anni. Alcuni intervistati hanno dichiarato che avevano avuto paura a chiedere giustizia, temendo rappresaglie; altri hanno affermato di ritenere la giustizia un lusso riservato ai ricchi. Qualche mese fa, chiamato in causa sull’argomento, Tshisekedi aveva dichiarato che non aveva intenzione di «frugare nel passato». All’epoca di Kabila erano state aperte tre inchieste che non avevano avuto un seguito giudiziario,