Oggi parliamo di violenti scontri intercomunitari nello stato sudsudanese di Jonglei, di 300 migranti prigionieri nel Mediterraneo e di una protesta interna al parlamento della Tunisia.

Sud Sudan: violenti scontri nello stato di Jonglei

In Sud Sudan sono ripresi con violenza gli scontri intercomunitari nello stato meridionale di Jonglei. Più di 200 persone sono state uccise e almeno altre 300 ferite tra sabato e domenica, affermano fonti locali, in attacchi contro quattro villaggi nella contea di Uror. Secondo Pal Mai, ex vicesegretario generale dell’ex stato di Bieh, giovani Murle, che indossavano uniformi militari, hanno fatto irruzione in diversi villaggi Lou Nuer, ingaggiando intensi scontri a fuoco con i giovani abitanti nei due villaggi di Pieri e Pamai. Lo stato di Jonglei non è nuovo alla violenza intercomunitaria – spesso foraggiata da interessi politici – ma quelli compiuti lo scorso fine settimana sono stati senza dubbio gli attacchi più mortali degli ultimi anni.

Migranti prigionieri nel Mediterraneo

300 naufraghi migranti restano in alto mare nel Mediterraneo in attesa dell’assegnazione di un porto sicuro in cui approdare. A denunciare il salvataggio a metà, che continua a tenerli in balìa del mare, è l’ong Sos Mediteranée. I 300 sono a bordo di tre navi private: due barche turistiche, noleggiate da Malta, e un traghetto Moby lines, adibito a nave quarantena, affittato dall’Italia. Si tratta, commenta l’ong, di sopravvissuti che sono in mare da più di due settimane e che non vengono fatti scendere a terra adducendo la motivazione dell’emergenza sanitaria per Covid19. La stessa motivazione che impedisce a Sos Mediteranée di solcare il mare con la propria nave e riprendere i salvataggi.

Tunisia: protesta in parlamento contro Rachid Ghannouchi

Prosegue dal 13 maggio la protesta in Tunisia dei deputati del Partito dusturiano libero che stanno attuando un sit-in permanente in parlamento minacciando altre forme di contestazione se le loro richieste non saranno soddisfatte. Contestano il presidente del parlamento, Rachid Ghannouchi, e i suoi contatti con i paesi stranieri, in particolare con la Turchia. I deputati temono tentativi di trasformare il parlamento in uno strumento nelle mani di Ghannouchi e del partito islamico Ennahda. Allo stesso tempo il potente sindacato dell’Unione generale tunisina del lavoro e parte delle opposizioni, affermano che la seconda Repubblica tunisina, nata con la rivoluzione dei gelsomini del 2011, è a rischio, e propongono un referendum.