An undated portrait of Afro-funk saxophonist Manu Dibango. He died Tuesday in Paris after contracting the coronavirus.

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Violenze in Ciad

Violenza atroce sul Lago Ciad. Lungo il versante ciadiano nella località di Bouma un assalto del gruppo terroristico Boko Haram ha provocato lunedì scorso la morte di 92 soldati e il ferimento di altri 47. Un bilancio gravissimo per l’esercito ciadiano impegnato con il contingente G5 Sahel ad arginare la pressione del gruppo jihadista. Numerosi veicoli e diversi materiali e dispositivi militari sono andati distrutti. Sul posto si è recato ieri il presidente Idriss Deby, al potere da ormai 30 anni, per sostenere i militari e rivedere tutto il dispositivo di sicurezza e la riorganizzazione del dispositivo d’emergenza per continuare la lotta al terrorismo che infesta la regione.

La morte di Manu Dibango

Quando lo ascoltavi, ti lasciavi trasportare dalla potenza dell’Africa ancestrale. A 86 anni, nei dintorni di Parigi, il 24 marzo, portato via dal virus, ci ha lasciato un gigante e icona della musica africana, il sassofonista camerunese Manu Dibango.

A 15 anni il papà lo manda in Francia, quella dell’impero, vi si arrivava senza problemi: 21 giorni di viaggio, un viaggio iniziatico da Douala a Marsiglia. Raccontava divertito dei tre chili di caffè che portava in saccoccia, l’equivalente di un mese di soggiorno. Ma non è fatto per gli studi…Lui è venuto al mondo per la musica, una forza lo travolge, un dono di natura che gli veniva dalla mamma che dirigeva la corale protestante. Il jazz entra nella sua vita per non lasciarlo mai più. Il sassofono diventa il suo strumento feticcio. Lo è stato per i suoi 60 anni di carriera.

Vuoi ricordarlo? Riascolta Soul Makossa, il suo inno, entrato nella leggenda, che lo rende vivo per sempre.

Tensione sulla diga della rinascita

Cresce la tensione tra Etiopia ed Egitto sulla questione della Grande diga della rinascita etiopica che Addis Abeba sta per completare sul Nilo azzurro, principale affluente del fiume Nilo. L’Etiopia, che ha respinto la mediazione degli Stati Uniti accusati di parzialità, si è rivolta al presidente dell’Unione africana, Cyril Ramaphosa, presidente del Sudafrica per risolvere la disputa. Il mese scorso a Washington è saltato l’accordo che doveva essere siglato tra Egitto, Etiopia e Sudan in seguito al rifiuto di Addis Abeba. La posta in gioco è alta: l’Egitto teme che il completamento della Grande diga della rinascita comporterà una riduzione sostanziale del flusso di acque del Nilo mentre l’Etiopia vuole completare al più presto i lavori per realizzare una centrale idroelettrica della potenza di 6mila megawatt.