Oggi trattiamo del rapporto Unhcr sulle violenze e le morti dei migranti lungo la rotta sahariana, dell’embargo Onu sulle armi in Centrafrica e degli aiuti del Fondo monetario al Sudafrica.

 

Migranti: rapporto Unhcr sulle morti e le violenze sulle rotte dell’esilio

Almeno 1.750 persone hanno perso la vita nei viaggi lungo le rotte dall’Africa occidentale e orientale alle coste nordafricane del Mediterraneo, tra il 2018 e il 2019. Significa 72 decessi al mese, un tasso che rende quelle rotte tra le più mortali al mondo. È ciò che emerge dal nuovo rapporto dell’agenzia Onu per i rifugiati Unhcr e dal Mixed Migration Centre (Mmc) del Danish Refugee Council, intitolato In questo viaggio, a nessuno importa se vivi o muori. Frutto di oltre 16mila interviste, il rapporto descrive come «la maggior parte delle persone in viaggio lungo queste rotte cada vittima o assista a episodi di inenarrabili brutalità e disumanità per mano di trafficanti, miliziani e, in alcuni casi, i funzionari pubblici». Circa il 28% delle morti si è verificato nel corso delle traversate del deserto del Sahara.

Centrafrica: continua l’embargo Onu sulle armi

 Il consiglio di sicurezza dell’Onu, all’unanimità, ha confermato per un altro anno l’embargo sulla vendita di armi alla Repubblica Centrafricana che dalla fine del 2013 è alle prese con una crisi politico-militare non ancora ricomposta. Si tratta tuttavia di un embargo per così dire “morbido”, in quanto il governo è autorizzato a importare veicoli blindati muniti di armi e lanciarazzi. Il Consiglio ha rimarcato che i paesi fornitori di armi devono informare il Comitato che gestisce l’embargo venti giorni prima della consegna: obbligo che spesso non è stato rispettato da quando è in vigore l’embargo, cioè da sette anni. Il Centrafrica si sta preparando alle elezioni, previste per dicembre, e inoltre i governo sostiene di aver avviato la ricostruzione dell’esercito regolare e la dislocazione delle truppe su tutto il territorio. Per questo le autorità centrafricane hanno chiesto più volte in questi mesi la revoca totale dell’embargo.

Sudafrica: aiuti per 4,3 miliaradi di dollari dal Fmi

Erano 25 anni che il Sudafrica non chiedeva aiuti al Fondo monetario internazionale, una decisione dettata dalla volontà di salvaguardare la propria sovranità nazionale. La crisi economica indotta dalla pandemia del Covid-19 – le previsioni per quest’anno sono di una recessione dell’8% – hanno costretto il governo a chiedere 4,3 miliardi di dollari. Il Fondo monetario ha risposto positivamente, chiedendo in cambio alla seconda economia dell’Africa dopo la Nigeria, l’attuazione di «riforme strutturali»: tra queste, rendere più sostenibile il debito pubblico e migliorare la gestione delle finanze e delle imprese pubbliche. Questi aiuti, afferma il governo, saranno utilizzati per sostenere la sanità pubblica, proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione e stabilizzare la creazione di posti di lavoro. Ad oggi il Covid-19 ha fatto registrare in Sudafrica 445mila casi (il dato più alto in Africa) e 6700 morti.