Oggi parliamo delle vendite di armi della Germania ai paesi coinvolti nel conflitto in Libia; delle manifestazioni represse con violenza dalla polizia kenyana e delle politiche contraddittorie di alcuni paesi africani nella gestione del Covid-19.

Germania: esportate armi per 2,8 miliardi di euro, un quinto a paesi coinvolti in Libia

Nella prima metà del 2020, il governo federale tedesco ha autorizzato esportazioni di armi per 2,78 miliardi di euro, di cui 614 milioni di euro a paesi coinvolti nel conflitto in Libia. È quanto si apprende da un documento del ministero dell’Economia e dell’Energia tedesco, che il quotidiano Handelsblatt afferma di aver visionato. Il primo acquirente delle esportazioni militari tedesche è l’Egitto, con ordini per 312 milioni di euro. Vendite duramente contestate in quanto la Germania è l’iniziatrice del processo di Berlino, iniziativa della comunità internazionale per la soluzione della guerra civile in Libia e per la stabilizzazione del paese. Le parti del processo di Berlino si erano impegnate a garantire l’attuazione dell’embargo dell’Onu sulle forniture di armi al governo di Tripoli e alle milizie del generale Haftar.

Kenya: manifestazione repressa a Nairobi

 Ieri la polizia kenyana ha sparato gas lacrimogeni contro le persone che partecipavano a una marcia annuale di protesta nella capitale, Nairobi. Diversi attivisti sono stati arrestati. La manifestazione si è svolta per fare memoria del 30 ° anniversario della protesta di Saba Saba contro il regime autocratico del defunto presidente Daniel Arap Moi. Si conferma così l’atteggiamento violento e repressivo delle forze dell’ordine kenyane contro ogni tipo di manifestazione nel paese. Recentemente si sono svolte nella capitale diverse proteste da parte della popolazione e della società civile per denunciare gli abusi della polizia contro i cittadini che non rispettano le misure restrittive anti-Covid

Burundi: al via una campagna di test di massa contro il coronavirus

Il governo del Burundi, famoso per aver negato la presenza del coronavirus entro i propri confini, ha deciso di lanciare una campagna di test di massa, nel quadro della strategia annunciata dal nuovo presidente Evariste Ndayishimiye per combattere la pandemia, ritenuta ad oggi «il principale nemico del paese». E che alcuni paesi africani vivano una situazione confusionale nella gestione del virus lo rivela il caos kenyano. Mentre sono state aperte le principali attività economiche, è di queste ore la decisione governativa di prorogare la chiusura delle scuole primarie e secondarie fino al 2021, saltando anche gli esami di ammissione alle classi superiori. Gli alunni riprenderanno l’anno prossimo nelle stesse classi in cui avevano interrotto gli studi, nel marzo scorso.