Oggi parliamo del ristagno degli aiuti internazionali ai paesi in via di sviluppo, del moltiplicarsi dei casi di coronavirus nelle strutture detentive per migranti in Italia e della crescente insicurezza alimentare dovuta al lockdown nelle grandi città africane.

Ristagnano gli aiuti internazionali ai paesi in via di sviluppo

I dati preliminari del Comitato sviluppo dell’Ocse mostrano come la spesa complessiva da parte dei 30 paesi membri nel 2019 sia aumentata solo dell’1,4% in termini reali, rispetto al 2018 (da 149,4 a 152,8 miliardi di dollari). Mentre l’aiuto umanitario è calato del 2,9%: un progresso insufficiente in uno scenario globale “normale” e totalmente inadeguato in tempi di emergenza da coronavirus, soprattutto in paesi africani, già colpiti da crisi umanitarie gravissime. L’allarme viene diffuso da Oxfam. Che sottolinea come l’anno scorso i paesi ricchi abbiano destinato in media solo lo 0,30% del proprio reddito nazionale lordo agli aiuti allo sviluppo. Una percentuale lontanissima dall’obiettivo dello 0,7% da raggiungere entro il 2030 e fissato ormai 50 anni fa. L’Italia fa registrare nel 2019, per il secondo anno consecutivo, una diminuzione del proprio Aiuto pubblico allo sviluppo che arretra dallo 0,25% allo 0,24% sulla ricchezza nazionale lorda. Con buona probabilità, i dati finali faranno segnare un ulteriore diminuzione di questa percentuale. Ciò è dovuto alla drastica riduzione degli arrivi di migranti nel nostro paese, che inciderà sulle risorse destinate per i costi dell’accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo. 

Coronavirus nei CAS e CPR

Si moltiplicano i casi di coronavirus all’interno delle strutture detentive per migranti, i vari Centri di accoglienza straordinaria e Centri per il rimpatrio presenti in Italia. Quelle che diverse realtà associative, l’Associazione studi giuridici, ong e sindacati avevano previsto che sarebbero diventate delle polveriere del contagio, stanno confermando il presagio, con una drammaticità che non viene presa in considerazione dalle istituzioni. Milano, Gorizia, Torino, Roma. E per ultima Verona, dove sono risultati positivi un centinaio di migranti su 140 persone chiuse dentro la struttura dell’hotel Monaco. Un focolaio, che alimenta le paure degli immigrati reclusi nelle altre città. Ieri pomeriggio, ad Airuno, in provincia di Lecco, gli 80 richiedenti, chiusi dentro all’ex struttura della Guardia di finanza, hanno iniziato a protestare. Uno di loro è risultato positivo al virus, mentre la loro vita prosegue in camerate da 14, senza finestre. 

Lockdown: la fame avanza

Il lockdown prolungato, imposto nelle grandi metropoli africane, sta aumentando la difficoltà per decine di milioni di persone di procurarsi il cibo. Gli ultimi dati del Programma alimentare mondiale stimano che almeno il 20% degli 1,2 miliardi di persone in Africa sia già denutrito, la percentuale più alta del mondo. Fame e rabbia si stanno accumulando in megalopoli come Lagos, in Nigeria, nei grandi slum di Nairobi, in Kenya e in Sudafrica, dove si registra un forte aumento della criminalità di strada. La combinazione di povertà diffusa, dipendenza da cibo importato e aumenti dei prezzi dovuti alla pandemia di coronavirus potrebbe rivelarsi più mortale del virus stesso, avverte l’agenzia dell’Onu, che chiede ai governi africani di agire rapidamente con politiche di sostegno sociale d’emergenza.