Oggi parliamo della nomina della prima donna a capo del governo del Gabon, delle rivendicazioni delle donne della società civile del Sudan e delle dimissioni di 380 militari dell’esercito in Nigeria.

Gabon: nominata la prima donna a capo del governo

Per la prima volta dall’indipendenza del 1960, il Gabon ha una donna a capo del governo, nominata con un decreto presidenziale. È l’economista Rose Raponda, 56 anni, già sindaca della capitale Libreville nel 2014. Si tratta di una fedelissima del presidente Ali Bongo che l’ha voluta nel governo già nel 2012 come ministro del bilancio e l’ha richiamata poi nel gennaio 2019 a gestire il ministero della difesa, carica che ha conservato fino ad oggi.

Considerate le sue competenze, si ritiene che sia chiamata a rilanciare l’economia del paese dell’Africa centrale, ricco di risorse naturali (tra queste petrolio, manganese e uranio) e con una buona produzione agricola (soprattutto caucciù, cacao e tabacco). Ma la sua funzione sarebbe anche quella di pianificare le elezioni presidenziali che si terranno nel 2023. Anche perché Ali Bongo, colpito da un ictus nell’ottobre del 2018, sta limitando al minimo le sue uscite pubbliche.

Sudan: le donne rivendicano nomine politiche nelle istituzioni 

In Sudan una coalizione di oltre 10 organizzazioni per i diritti delle donne chiede che le donne vengano nominate a tutti i livelli di governo, compresi i governatori, come previsto dalla costituzione transitoria che assegna il 40% di tutti i seggi del Consiglio del Sudan a donne. Con una conferenza stampa tenuta mercoledì a Khartoum, le donne sudanesi rivendicano il ruolo di primo piano avuto nella rivoluzione popolare che ha deposto il presidente di lunga data Omar El-Bashir lo scorso anno, e chiedono un riconoscimento politico.

Nigeria: dimissionari 380 militari, il parlamento apre un’inchiesta     

Il portavoce dell’esercito nigeriano dice che non ci sono problemi e che il morale della truppa è alto. Non la pensa così il parlamento che ha aperto un’inchiesta sulle dimissioni collettive rassegnate da 380 militari. All’origine del gesto ci sarebbero vari fattori: una paga ritenuta troppo bassa, la mancanza di un equipaggiamento adeguato, la corruzione degli ufficiali superiori.

Un altro motivo del malcontento è legato alla gestione delle operazioni contro il gruppo jihadista Boko Haram, da parte del capo di stato maggiore dell’esercito Tukur Buratai. Una gestione che sta provocando numerose vittime tra i militari: nell’ultimo mese, 45 soldati sono morti in seguito ad attacchi terroristici nel nord-est del paese. Va ricordato che nei mesi scorsi si sono registrati numerosi casi di diserzione e anche episodi di ammutinamento.