Oggi parliamo del rapporto di Save the Children sulla condizione dei minori stranieri non accompagnati in Italia, del ritiro di parte dei finanziamenti europei all’Eritrea e dell’intervento della Cedeao per tentare di risolvere la crisi politica in Mali.

Italia: triplicato rispetto al 2019 il numero di minori stranieri non accompagnati arrivati nei primi sei mesi 

“Anche gli oltre 6mila minori stranieri non accompagnati presenti nelle strutture di accoglienza nel 2019, e i quasi mille arrivati nel 2020, hanno visto le loro vite travolte dalla pandemia di Covid-19”. Questa la dichiarazione riportata dal rapporto di Save the Children, che fotografa la presenza e la condizione dei minori non accompagnati presenti in Italia.

948, i ragazzi e le ragazze, per lo più tra i 16 e 17 anni, arrivati quest’anno nel nostro paese. Un numero triplicato, rispetto ai 284 arrivati nei primi sei mesi del 2019. Tra i minorenni presenti nelle strutture il 94,8% sono maschi e il 5,2% femmine. I paesi di provenienza prevalenti sono: Albania, Egitto, Pakistan e Bangladesh. Quasi del tutto scomparsi invece, i minori dell’Africa sub-sahariana.

L’Unione europea ritira parte dei finanziamenti all’Eritrea 

L’Unione europea ha annunciato lunedì il ritiro del finanziamento all’Eritrea per la costruzione di strade che impiegavano giovani in servizio militare obbligatorio e che aveva provocato una vivace controversia a Bruxelles dopo la denuncia di un collettivo di diaspora.

L’Europa ha negato anche altri 50 milioni di euro chiesti per progetti di costruzione, annunciando che 30 milioni, inizialmente previsti per l’Eritrea quest’anno, saranno invece destinati al sostegno della “transizione politica” in Sudan.

Il capo dell’unità per l’Africa orientale della direzione per lo sviluppo della cooperazione della Commissione europea, Hans Stausboll, ha fatto sapere che gli unici progetti finanziati riguardano il rafforzamento dell’amministrazione e il ritorno volontario degli esiliati.   

Mali: la Cedeao tenta la mediazione della crisi politica

Mentre oggi in Mali il movimento di opposizione che fa capo all’imam Mahmud Dicko si ritrova in piazza a ribadire la richiesta di dimissioni del presidente Ibrahim Boubacar Keïta, la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale è a Bamako per tentare una mediazione della crisi politica.

Il presidente ha proposto un governo di unità nazionale, ma intanto non dice nulla sulla scomparsa, risalente a tre mesi fa, del leader del maggior partito di opposizione, Sou-ma-ïla Sissé. Intanto il gruppo terroristico, al-Qaida nel Maghreb islamico ha confermato con un video l’uccisione del suo capo, l’algerino Abde-malek Droukdel, avvenuta ai primi di giugno nel nord del Mali, ad opera delle forze militari francesi.