Oggi parliamo dello sciopero e del corteo dei braccianti migranti a Foggia per protestare contro la regolarizzazione dei migranti che esclude ampie fasce di lavoratori, della denuncia del Vescovo di Lubumbashi in Rd Congo contro le continue violenze nella regione e la ripresa dei negoziati tra Etiopia, Sudan ed Egitto sulla controversa diga della rinascita.

Sciopero e corteo dei migranti

Oltre 700 braccianti migranti sono usciti ieri dalle baracche del foggiano per sfilare fino alla prefettura della città pugliese. In testa al corteo, il sindacalista dell’Unione sindacati di base (Usb), Aboubakar Soumahoro. Ad aprire la più importante protesta del settore agricolo irregolare uno striscione che sottolineava la “Manifestazione degli invisibili. Perché non marciscano i diritti”. Ai campi deserti e alle raccolte bloccate dalla Sicilia alla Puglia, alla Calabria, si è unita la scelta di migliaia di consumatori che, nella giornata di ieri, hanno deciso di non acquistare frutta e verdura in segno di solidarietà e sostegno a chi ha incrociato le braccia chiedendo diritti e vita dignitosa. Al termine della protesta, Soumahoro ha lanciato la proposta di un’assemblea nazionale a Foggia, per il mese di luglio, in cui gettare le basi per la creazione di una filiera di cibo eticamente corretta, che contrasti lo sfruttamento dei braccianti stranieri e italiani.

Denuncia del vescovo di Lubumbashi

In una lettera di mercoledì scorso 20 maggio Mons. Jean Pierre Tafunga, arcivescovo di Lubumbashi, nella regione del Katanga, al sudest della Rd Congo, denuncia il persistente stato d’insicurezza e l’esplosione della violenza. Spari, irruzioni, furti, morti e violenze contro la popolazione inerme sono diventate notizie quotidiane nella regione. L’arcivescovo tuona contro l’impotenza delle autorità locali, spesso corrotte e coinvolte dentro una lunga serie di interessi minerari che mettono a ferro e fuoco la regione. Secondo le denunce della popolazione locale anche le forze di sicurezza sarebbero conniventi con questi loschi traffici. E a pagarne il prezzo più alto è sempre la povera gente. Anche i deputati della regione del Katanga hanno dato sostegno a questa denuncia dell’arcivescovo.

Riprendono i negoziati per la diga della Rinascita

Riprenderanno i negoziati tra Etiopia, Sudan ed Egitto sulla controversa diga della Grande Rinascita sul Nilo in Etiopia. Lo ha annunciato un fiducioso Abiy Ahmed, primo ministro etiopico, precisando che i ministri delle acque dei tre paesi lavoreranno per trovare una soluzione vantaggiosa per tutti. Non è stata ancora fissata una data per la ripresa dei colloqui interrottisi lo scorso marzo dopo che il governo di Addis Abeba si era ritirato dal tavolo negoziale accusando gli Stati Uniti, mediatori nella disputa, di parzialità. L’annuncio della ripresa dei negoziati è un segnale di distensione dopo le recenti dichiarazioni dell’Etiopia di voler procedere al completamento della diga anche senza un accordo con gli altri stati.