Oggi parliamo di una nuova fossa comune scoperta in Sudan, della dichiarazione di neutralità dell’Algeria nel conflitto in Libia e della mediazione della chiesa nel dialogo tra governo e separatisti in Camerun.

Sudan: scoperta una seconda fossa comune risalente al regime di El-Bashir

Il governo sudanese ha annunciato ieri di aver scoperto una fossa comune contenente i corpi di 28 ufficiali militari, ritenuti coinvolti in un fallito colpo di stato contro l’ex presidente Omar El-Bashir nella primavera del 1990. Si tratta della seconda fossa comune rinvenuta negli ultimi mesi.

El-Bashir, al potere per 30 anni e deposto dalle proteste popolari e dall’intervento militare nell’aprile dello scorso anno, è sotto processo a Khartoum per il colpo di stato militare che lo ha portato al potere nel 1989. La scoperta rientra nel percorso, avviato dal governo transitorio, per fare luce sui crimini commessi dal regime islamista. Un team di 23 esperti ha impiegato tre settimane per identificare e scoprire il sito, che rimane fortemente sorvegliato.

Libia: l’Algeria ribadisce la sua neutralità nel conflitto in Libia

Il ministro degli esteri algerino Sabri Boukadoum ha voluto ribadire, durante il viaggio che lo ha portato in Russia, che Algeri sostiene l’integrità territoriale della Libia e che solo il dialogo politico può portare a una soluzione della crisi del paese maghrebino ed evitare interventi militari diretti stranieri.

La necessità di sottolineare questa posizione di sostanziale neutralità si è resa necessaria dopo che il parlamento egiziano, qualche giorno fa, ha dato il via libera a un intervento militare del Cairo in Libia, a fianco del generale Khalifa Haftar, se l’esercito del governo di Tripoli (presieduto da al-Sarraj e riconosciuto dalle Nazioni Unite) continuerà ad avanzare verso la città di Sirte e la base aerea di Jufra. «L’integrità e la sovranità dello stato libico devono essere rispettate», ha aggiunto il ministro algerino, e quindi «non esiste e non ci sarà alcuna soluzione militare».

Camerun: la chiesa facilita il dialogo tra governo e separatisti anglofoni

Sono trascorsi dieci mesi da quando in Camerun, ex colonia franco-britannica, si sono tenuti gli incontri del Grande dialogo nazionale che ha indicato un percorso per ricomporre il conflitto tra il governo centrale e le regioni anglofone del Nord-ovest e del Sud-ovest. In particolare non è ancora stato definito uno statuto speciale per queste regioni, dove spira non da oggi un vento separatista.

In questo quadro, la Chiesa cattolica, che ha sempre favorito il dialogo, sta facilitando gli incontri tra le parti. Di recente, nel centro episcopale di Mvolyé, nella capitale Yaoundé, si sono incontrati il presidente autoproclamato delle regioni in questione, Julius Avuk Tabé, e alcuni esponenti del governo. Testimone del dialogo l’arcivescovo di Bamenda, mons. Fuanya. Per far uscire dalla crisi il paese, sembra essere questa la linea della Chiesa, è necessario ristabilire un clima di fiducia tra le parti.