Oggi parliamo del massacro di 30 migranti uccisi per vendetta in Libia, di un attacco alla chiesa della parrocchia di p. Maccalli, rapito nel settembre 2018 in Niger, e della liberazione in Belgio dell’ex presidente della Costa d’Avorio Laurent Gbagbo e di Charles Blé Goudé.

Libia: 30 migranti uccisi per vendetta 

Trenta migranti uccisi e 11 feriti per vendetta. E’ quanto successo in Libia, a Mezdah, una cittadina a 150 km da Tripoli. Un massacro compiuto dai parenti di un trentenne trafficante di esseri umani, ammazzato da migranti. 26 vittime erano giunte dal Bangladesh e 4 da paesi africani. Il ministero dell’interno ha promesso di perseguire gli autori del massacro e consegnarli alla giustizia.

“Questo crimine insensato è un cupo promemoria degli orrori che i migranti devono sopportare per mano dei trafficanti in Libia”, ha dichiarato il capo missione dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni nel paese, Federico Soda, aggiungendo che “questi gruppi criminali stanno sfruttando l’instabilità e l’insicurezza per depredare persone disperate e sfruttare le loro vulnerabilità”.

Niger: violata la chiesa della parrocchia di p. Pierluigi Maccalli

In Niger sconosciuti hanno divelto la croce della chiesa di Bomoanga nella diocesi della capitale Niamey. Si tratta della parrocchia di padre Pierluigi Macalli missionario dello SMA rapito nel settembre del 2018 proprio in quella località. Lo rivela all’agenzia Fides il suo confratello Mauro Armanino.

Quella croce, simbolo delle minoranze cristiane nel Niger, rappresenta nel deserto del Sahel un frammento cristiano che cerca un dialogo proficuo con il popolo musulmano. Presenza che deve fare i conti, sempre più spesso con la persecuzione delle incursioni jihadiste. Pierluigi Macalli sarebbe vivo, secondo il quotidiano Avvenire, che ha pubblicato un video con la sua voce ai primi di aprile. Lo attendiamo libero e con ancora maggiore passione per Dio, la missione e il popolo nigerino.

Costa d’Avorio: liberati in Belgio Laurent Gbagbo e Charles Blé Goudé

L’ex presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, e Charles Blé Goudé, già a capo del movimento Giovani patrioti ivoriani, non sono più agli arresti domiciliari in Belgio ma si possono spostare a determinate condizioni: una di queste è che il paese dove si vogliono recare accetti di riceverli. Lo ha stabilito ieri la Corte penale internazionale che li aveva assolti nel gennaio 2019 dalle accuse di crimini contro l’umanità avvenuti nel loro paese tra il 2010 e il 2011. Diventa quindi complicato per Gbagbo poter tornare in Costa d’Avorio dove il partito da lui fondato, il Fronte popolare ivoriano, si prepara alle elezioni presidenziali di ottobre. Lo scorso novembre la giustizia ivoriana ha inoltre condannato l’ex presidente a 20 anni di carcere per «rapina» ai danni della Banca centrale degli stati dell’Africa occidentale.