Carcassa di un elefante in Botswana (Credit: diego_cue/commons.wikimedia.org)

Oggi parliamo della morte misteriosa di oltre 350 elefanti in Botswana, della scarcerazione in Algeria del leader del movimento Hirak e di altri attivisti, e della conferma di archiviazione in Francia, del processo sull’attentato che innescò il genocidio in Rwanda.

Botswana: indagini sulle cause della morte di oltre 350 elefanti in due mesi

Il Botswana sta indagando sulla morte “senza precedenti” di oltre 350 elefanti negli ultimi due mesi nel Delta dell’Okavango. Il governo ha annunciato d’aver inviato campioni organici a tre laboratori in Canada, Sudafrica e Zimbabwe per capire quale sia la causa dei decessi. Il modo in cui gli animali muoiono e gli avvistamenti di altri elefanti che camminano in cerchio, indicano che qualcosa potrebbe aver attaccato i loro sistemi neurologici, fanno sapere gli ambientalisti di Save the Elephants. La strage di pachidermi preoccupa, non solo perché il Botswana ospita un terzo dell’intera popolazione africana di elefanti, ma che per un’eventuale trasmissibilità della malattia all’uomo.

Algeria: scarcerato il leader del movimento Hirak e altri tre attivisti

Un tribunale algerino ha scarcerato ieri, provvisoriamente, il leader del movimento di protesta Hirak, Karim Tabbou, e altri tre attivisti. Tabbou, 47 anni, è una delle figure più importanti del movimento che nell’aprile 2019 ha portato alla caduta del presidente di lunga data Abdelaziz Bouteflika.

Tabbou, incarcerato a settembre, stava scontando una pena di un anno per “attacco all’integrità del territorio nazionale”. L’attivista è anche accusato di “danneggiare il morale dell’esercito”, in un processo, rinviato al 14 settembre. Le decisioni della corte arrivarono il giorno dopo l’amnistia concessa dal presidente Abdelmadjid Tebboune ad altri sei attivisti antigovernativi, in occasione delle celebrazioni per i 58 anni di indipendenza dalla Francia, il 5 luglio.

Francia: conferma di archiviazione del processo sull’attentato che innescò il genocidio in Rwanda

Ancora una tappa giudiziaria importante nell’inchiesta sull’attentato contro l’aereo del presidente Juvénal Habyarimana, abbattuto sui cieli di Kigali da almeno un missile il 6 aprile 1994, e che aveva innescato il genocidio in Rwanda. La corte di appello di Parigi ha confermato oggi l’archiviazione, pronunciata a dicembre 2018, per sette rwandesi, vicini al presidente Paul Kagame, incriminati per quell’attentato.

Nel 1998 era stata aperta in Francia un’istruttoria «per assassinio e complicità con un gruppo terrorista», a partire da una denuncia depositata dalle famiglie dell’equipaggio francese dell’aereo. L’affare, che ha avvelenato i rapporti tra i due paesi negli ultimi 20 anni, potrebbe compromettere il lento processo di riconciliazione tra Parigi e Kigali.