GIUFA’ – gennaio 2011
Gad Lerner

Non ci riesco a liquidare Julian Assange come pirata informatico o, peggio, come semplice spione. La vicenda di WikiLeaks è piena di lati oscuri. Fatichiamo a credere che per le sue rivelazioni il sito si sia avvalso di collaborazioni venute solo “dal basso”. Chi intrattiene rapporti con i servizi segreti ne deve assumere giocoforza anche la spregiudicatezza.

Eppure, detto l’alone di diffidenza suscitato dal giornalista australiano additato come nemico pubblico numero uno dagli Usa, e paragonato addirittura a Bin Laden dal nostro grottesco ministro degli esteri, Franco Frattini, riconosciamo nel suo operato una forzatura benefica della rete globale.

Tutte le volte che si svelano dei segreti sulle guerre e sugli affari delle grandi potenze, in questo sovvertimento c’è un dato positivo di verità. È bene che si conoscano le bugie, le ipocrisie, i doppi giochi, le trame di un potere che gioca furbescamente le sue offensive di persuasione dell’opinione pubblica, spesso basate sul falso. Rifiuto l’obiezione di chi liquida come già risapute le notizie rese pubbliche da WikiLeaks. Un conto è averne generica contezza, un altro è apprendere il linguaggio diretto con cui la diplomazia si esprime nella sua quotidianità appartata.

State pur certi che nuovi e più efficaci metodi per tutelare la riservatezza necessaria nelle relazioni diplomatiche e nelle trattative che senza un margine di segretezza non decollerebbero mai, quando voi mi leggerete, saranno già entrati in vigore. In fondo, la forzatura dei codici informatici servirà anche di lezione agli sprovveduti che sottovalutano le possibilità di forzarli. Avreste preferito, forse, che i dispacci rivelati da WikiLeaks rimanessero appannaggio dei servizi segreti che, potete scommetterci, erano in grado di procurarseli da chissà quanto tempo, per poi farne un uso torbido e magari ricattatorio? Io preferisco averli letti sui principali giornali liberi del mondo, selezionati e presentati con un metodo giornalistico che, tutto sommato, mi dà maggior affidamento.

La pretestuosità evidente del mandato di cattura internazionale contro Assange, l’isteria manifestata dal governo italiano contro di lui solo perché certificava la disistima internazionale di Berlusconi, e anche la furia con cui l’amministrazione Obama gli dà la caccia, non possono che suscitare la mia solidarietà per questo “avventuriero” che ci apre nuove frontiere sui territori inesplorati della libera informazione.